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Dammi un fiume di sangue // RECENSIONE

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Quante vite saresti disposto a sacrificare per salvare il mondo?

Questa la domanda alla base di Dammi un fiume di sangue – epic fantasy a tinte horror fimato da Carlo Vicenzi e pubblicato da Gainsworth Publishing – e che determinerà il destino dei suoi protagonisti, Hein e Déa. I due fratelli, uniti prima nella paura di un’infanzia violenta e poi dall’orrore che si nasconde dietro le Ordalie, saranno spinti al limite dal misterioso Cataclisma che ha devastato il mondo; ma chi, dei due, supererà la linea sottile che separa l’umanità dai mostri?

Dammi un fiume di sangue: di cosa parla?

L’Impero di Adonai, ormai, non conosce guerre da millenni: quando scoppia una disputa tra i domu che reggono le Città sono infatti solo i Marchiati – esseri umani dai poteri straordinari – a combattere nelle sanguinose Ordalie.

Hein, un bambino dei bassifondi cresciuto cercando di proteggere la sorella Déa dal padre violento, ha dieci anni quando  scopre di essere un Marchiato e di poter correre veloce come il vento. Condotto alla corte dei domu Falchau, verrà addestrato per combattere come campione della casata. Abbagliato dalla promessa della fama e dal benessere che si respira a Palazzo, ben presto scoprirà che il prezzo della pace è proprio il sangue dei Marchiati come lui.

I capitoli sull’infanzia e l’adolescenza dei due fratelli si alternano a un’altra linea temporale, più recente, in cui entrambi sono ormai adulti e, soprattutto, il mondo è devastato: dopo un Cataclisma che nessuno ricorda e di cui non è nota l’origine, dal cielo piove pioggia salata e sulla terra si trascinano mostri così orribili da essere quasi incomprensibili per la mente umana.

Cos’è successo? Déa, Hein e l’ultimo erede dei Falchau, Mathias, cercheranno di scoprirlo.

Una storia sospesa tra Berserk e Lovecraft

Il romanzo di Vicenzi è ambizioso. L’universo immaginato dall’autore è complesso, coerente e, soprattutto, pur essendo superficialmente diverso dal nostro, ne condivide la stessa crudeltà.

All’apparenza, l’orrore contamina il mondo solo dopo il Cataclisma, ma in verità entrambe le linee temporali raccontano la stessa storia: per salvare molte vite, spesso, è necessario sacrificarne alcune. I personaggi, nel passato e nel presente, non fanno altro che rispondere a questa domanda: sacrificheresti anche le persone che ami per salvare il mondo?

I due fratelli vengono più volte travolti dal dolore della perdita, a sopportare lutti e responsabilità per colpa della mente folle di questo o quel domu – e se, dopo il Cataclisma, l’orrore dell’esistenza è palese, la storia si srotola solo per condurci all’evidenza, quasi insopportabile, che quell’orrore – anche se nascosto dalla gloria, dal benessere e dalla tradizione – era presente anche prima.

Il romanzo, sospeso tra l’influenza di Lovecraft e quella di Berserk, attraverso il dolore dei due protagonisti è molto abile nel mostrarci quanto sia facile cambiare idea nel momento in cui il prezzo della pace viene pagato dalle persone a noi vicine e tocca a noi, poi, sopportare il peso luttuoso del loro sacrificio.

Un universo che sta stretto in 592 pagine

Dammi un fiume di sangue, probabilmente, avrebbe avuto bisogno di più respiro per riuscire ad esprimere il suo massimo potenziale: sebbene non ci sia mai confusione e la storia sia chiara, nonostante i protagonisti siano sempre coerenti con se stessi e la loro evoluzione sia credibile, talvolta l’impressione è che, per far stare tutto in un solo volume autoconclusivo, l’autore abbia tagliato qualcosa e che, soprattutto nel finale, si sia trasformato in Carlo del Vento e abbia iniziato a correre veloce come il suo protagonista.

Forse, se avesse concesso ai suoi personaggi più tempo per riflettere sulla scelta finale, la conclusione di questa storia sarebbe stata ancora più straziante e i comprimari sarebbero riusciti a brillare di più.

Dammi un fiume di sangue: vale la pena leggerlo?

Nonostante la corsa delle ultime pagine, Dammi un fiume di sangue resta un bel libro – e, soprattutto, un romanzo che riesce a porre domande scomode ai lettori senza imbeccare una risposta.

Per questo, nell’attesa di leggere il prossimo romanzo dell’autore, non posso far altro che consigliarlo.

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