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Inside Out 2 // RECENSIONE

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INSIDE OUT

Possiamo dirlo già dalla prima riga: Inside Out 2 funziona. Il nuovo film Disney-Pixar supera la prova e riesce a emozionare – quasi – come il suo predecessore.

Inside Out 2: di cosa parla?

Riley, tredicenne protagonista della pellicola, è cresciuta – e, alla vigilia del camp estivo di hockey in cui scoprirà se riuscirà o meno a entrare nella squadra del liceo, nella sua testa si accende l’allarme rosso della pubertà.

Le emozioni di Riley – Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto – vengono svegliate di soprassalto dalla ditta di demolizioni e scombussolati dall’arrivo di nuove emozioni: Imbarazzo, Invidia, Ennui (per gli amici: Noia) e, soprattutto Ansia. Non passa molto tempo prima che quest’ultima riveli le sue intenzioni – costruire una nuova Riley – e mostri la sua natura di piccola dittatrice: dopo aver preso il controllo della consolle e aver proiettato nella mente di Riley tutti gli scenari peggiori possibili, infatti, intrappola i vecchi abitanti del quartier generale e li trasforma in emozioni represse, spedendo nell’inconscio della ragazzina il suo vecchio senso di sé.

Ancora una volta tocca a Gioia rimediare al disastro e per questo guiderà tutto il team delle vecchie emozioni di Riley alla volta dell’inconscio per recuperare il senso di sé autentico della loro ragazza e per “sconfiggere” la dittatura di Ansia. Ma, come sempre quando si parla di emozioni, le cose sono  più complicate di quello che pensiamo e qualcosa potrebbe essere diverso da come appare…

I’m not good enought

Perché Inside Out 2 funziona? Perché, ancora una volta, riesce a toccare le corde del nostro cuore e a farle risuonare nelle profondità del nostro animo. Al netto del fatto che, per forza di cose, sia stato meno sorprendente del primo capitolo – ormai conosciamo l’idea di fondo su cui si basano questi film – il sequel è altrettanto intenso e commovente.

ATTENZIONE! Possibili spoiler in questa sezione

La rappresentazione del senso di Sé (e del falso senso di Sé), delle credenze e delle negazioni non può essere che descritta come geniale, così come il ruolo svolto da Imbarazzo nella trama e, ovviamente, la spigolosa, frettolosa e organizzata prepotenza di Ansia – che sarà, a tanti spettatori, fin troppo familiare e che, seppur spinta dalle migliori intenzioni, da sola non può che portare Riley che ad avere un’idea negativa di se stessa e alla sua paralisi. Dopo aver lasciato che Ansia prendesse il controllo della sua mente, la ragazzina di sé riesce a pensare soltanto: “Io non sono all’altezza” (in originale: “I’m not good enought”) e, per la prima volta, ha un attacco di panico.

E forse la rappresentazione grafica dell’attacco di panico – Ansia che corre freneticamente e in modo sempre più veloce intorno alla consolle fino a creare un vortice – vale da sola il prezzo del biglietto e trasmette tutto ciò che si prova durante un’esperienza simile – l’impressione che tutto vada contemporaneamente velocissimo e che ogni cosa resti immobile, la sensazione di non poterlo fermare, l’idea di aver perso il controllo e l’impossibilità di provare altre emozioni che non siano Ansia, Ansia, Ansia.

Vai bene così come sei

Ma quindi questo film ci dice che l’Ansia è un’emozione negativa che porta solo a conseguenze nefaste? No, anzi. Proprio come nel primo capitolo, anche questa volta Inside Out ribadisce come ogni emozione sia necessaria e che nessuna di loro, compresa Ansia, sia negativa (o positiva) in sé – ma questa volta la pellicola va oltre e ci mostra che nessuno possiede solo aspetti positivi, che nessuno è perfetto e che tutti abbiamo dei difetti… e va bene così.

Riley è una brava persona, è vero – ma è anche egoista, a volte. È una brava amica, ma quando si spaventa agisce in modo sconsiderato. È gentile, ma, a volte, anche lei ha bisogno di aiuto. Non è negando le proprie emozioni, cancellando i ricordi negativi o rinnegando i propri difetti che si diventa forti: tu, dice a ciascuno di noi Inside Out, vai bene così come sei, anche se non sei sempre perfetto, anche se non sei sempre produttivo e impeccabile. E, in questa società della performance, riuscire a veicolare questo messaggio, a farlo sentire agli spettatori – sia ai grandi che ai piccoli – non è cosa da poco.

Inside Out 2: vale la pena vederlo?

È raro che un seguito sia all’altezza del suo predecessore ma questo è uno di quei rari casi in cui è proprio così. Inside Out 2 è un piccolo gioiellino che vi farà sentire tantissime emozioni, che vi strapperà una risata e – inutile negarlo – presto o tardi vi farà tirar fuori i fazzoletti dalla borsa.

Menzione d’onore e necessaria, poi, alla Nostalgia, emozione comparsa per pochi secondi: impossibile non sperare di vederla in futuro, magari nel terzo capitolo di questa saga deliziosa.

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