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Un racconto intriso di dolore, redenzione e umanità, ambientato nell’Irlanda degli anni Ottanta, dove la fede si intreccia con la colpa e il silenzio può diventare una forma di complicità. Piccole cose come queste, il nuovo film di Tim Mielants con protagonista Cillian Murphy – fresco del Premio Oscar come miglior attore protagonista per Oppenheimer – approda su RaiPlay dal 6 dicembre, dopo aver conquistato pubblico e critica nelle sale.
L’opera, presentata come film d’apertura all’ultima Berlinale, si è immediatamente imposta come uno dei titoli più intensi e necessari dell’anno. Alla kermesse tedesca Emily Watson, straordinaria interprete del ruolo di Suor Mary, ha ricevuto l’Orso d’Argento, riconoscimento che ha ulteriormente consacrato la potenza emotiva e politica del progetto. Tratto dal romanzo di Claire Keegan Piccole cose da nulla (Einaudi), il film è prodotto da Matt Damon e Ben Affleck per Artists Equity, realtà sempre più attenta a sostenere storie coraggiose e radicate nella realtà.
Ambientata nel 1985, la vicenda ruota attorno a Bill Furlong, un uomo semplice, riservato e profondamente legato alla propria famiglia. Interpretato con intensità misurata da Cillian Murphy, Bill è un commerciante di carbone, marito devoto e padre di cinque figlie. La sua vita scorre secondo un ritmo quieto e ripetitivo, finché una scoperta inaspettata non incrina l’apparente normalità della sua quotidianità.
Nel convento locale, gestito con rigida austerità da Suor Mary, Bill si imbatte in un segreto oscuro che l’intera comunità sembra conoscere ma scegliere di ignorare. È una verità che rimanda direttamente alle Case Magdalene, istituzioni realmente esistite in Irlanda, dove per decenni giovani donne considerate “indesiderabili” venivano costrette a lavori forzati e a una vita di privazioni. Di fronte a questa realtà, Bill è chiamato a ripercorrere il proprio passato e a decidere se continuare a tacere – come hanno fatto molti prima di lui – o se trovare il coraggio di opporsi a un’ingiustizia radicata nel tessuto stesso della società.
Tim Mielants, già noto per il suo lavoro su Peaky Blinders, firma una regia sobria e rigorosa, che privilegia il non detto e la potenza degli sguardi. Lontano da ogni sensazionalismo, il film resta fedele allo spirito del romanzo, rispettandone la delicatezza e l’intensità emotiva.
Il regista racconta così la nascita del progetto:
“Da tempo io e Cillian volevamo tornare a lavorare insieme dopo Peaky Blinders. Un giorno lui e sua moglie mi portarono il libro di Claire Keegan: mi colpì subito, perché parlava di un uomo che lotta per fare la cosa giusta, un tema che sentivo profondamente. Iniziammo a sviluppare il progetto, poi arrivò Oppenheimer e durante quelle riprese Cillian incontrò Matt Damon, che si innamorò della storia e decise di produrla. Così tutto si è chiuso in un cerchio perfetto”.
Un cerchio che, osservando il risultato, appare davvero compiuto: ogni dettaglio del film sembra lavorare nella stessa direzione, restituendo un’opera compatta, essenziale e vibrante.
Accanto a Cillian Murphy, il film si avvale di un cast di altissimo livello. Emily Watson, nel ruolo di Suor Mary, offre un’interpretazione magnetica e complessa, in cui si mescolano autorità, rigidità e una inquietante capacità di negare la realtà. Eileen Walsh veste i panni della moglie di Bill, figura che rappresenta le paure e le convenzioni di un’intera comunità; Michelle Fairley interpreta la severa Mrs. Wilson; Clare Dunne dà vita a Suor Carmel, mentre Helen Behan e Agnes O’Casey completano il quadro, portando sullo schermo volti che incarnano una società divisa tra tradizione, moralismo e vergogna.
“Piccole cose come queste” non è solo un film d’epoca: è un invito a interrogarsi su ciò che accade quando si sceglie di non intervenire, quando il peso della collettività soffoca la voce del singolo. È un’opera che parla di coraggio, compassione e della forza silenziosa di chi decide di non voltare la testa altrove. Un racconto che, pur affondando le radici nel passato irlandese, risuona profondamente nel presente, ricordando quanto fragile ed essenziale sia la capacità di dire “no” di fronte all’ingiustizia.
Dal 6 dicembre su RaiPlay, il film di Tim Mielants promette di continuare a far discutere, commuovere e far riflettere. Perché, come suggerisce il titolo, spesso sono proprio le piccole cose le più importanti.
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