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Giorgia Meloni guarda a Donald Trump come a un possibile protagonista dei principali dossier di pace internazionali, da Gaza all’Ucraina, arrivando a evocare apertamente l’ipotesi di una candidatura al Premio Nobel per la Pace. Le parole della presidente del Consiglio arrivano al termine del vertice intergovernativo Italia-Germania e segnano un passaggio politico rilevante nella postura internazionale dell’Italia. «Spero che potremo dare il Nobel per la pace a Trump», ha dichiarato la premier, sottolineando di confidare nella capacità dell’ex presidente americano di incidere su scenari di conflitto che da mesi tengono il mondo con il fiato sospeso. Un’affermazione che si inserisce in un contesto diplomatico complesso, nel quale Roma tenta di ritagliarsi un ruolo attivo tra alleati europei e Stati Uniti.
Nel rispondere a una domanda sul presidente degli Stati Uniti, Meloni ha ribadito la propria fiducia nella possibilità che Trump possa «fare la differenza» su due fronti cruciali: il conflitto israelo-palestinese e la guerra in Ucraina. «Confido che possa lavorare per una pace giusta e duratura», ha spiegato la premier, lasciando intendere che un eventuale successo su questi dossier potrebbe legittimare una candidatura al Nobel per la Pace. Le parole della presidente del Consiglio non rappresentano soltanto una dichiarazione personale, ma anche un segnale politico indirizzato ai partner internazionali, in particolare all’Unione europea, chiamata a ridefinire il proprio ruolo nello scacchiere globale in una fase di forte instabilità.
Uno dei passaggi centrali dell’intervento di Meloni riguarda il cosiddetto Board of Peace per Gaza, un’iniziativa promossa dagli Stati Uniti che, secondo il governo italiano, presenta criticità di natura giuridica e costituzionale. La premier ha spiegato di aver affrontato direttamente la questione con Donald Trump, chiedendo «la disponibilità a riaprire la configurazione del Board» per superare gli ostacoli che impediscono una piena adesione italiana. «Per noi ci sono oggettivamente dei problemi di carattere costituzionale per come l’iniziativa è stata configurata», ha chiarito Meloni, sottolineando come tali difficoltà non riguardino solo l’Italia, ma anche altri Paesi europei interessati a partecipare al processo di pace.
Secondo la presidente del Consiglio, una revisione della struttura del Board of Peace consentirebbe una maggiore partecipazione dei Paesi europei, rafforzando l’efficacia dell’iniziativa stessa. «La presenza di Paesi come i nostri può fare la differenza», ha affermato Meloni, ribadendo la volontà dell’Italia di contribuire attivamente a una soluzione politica per Gaza. Il messaggio è chiaro: senza un coinvolgimento diretto e strutturato dell’Europa, qualsiasi tentativo di mediazione rischia di essere percepito come parziale o insufficiente. Da qui l’insistenza sulla necessità di trovare una formula condivisa che tenga conto dei vincoli istituzionali e delle sensibilità politiche dei singoli Stati membri.
Le parole di Meloni arrivano al termine del vertice intergovernativo Italia-Germania, un appuntamento che ha ribadito l’importanza dell’asse tra Roma e Berlino nella definizione delle politiche europee. In questo contesto, il tema della pace e della sicurezza internazionale ha occupato un ruolo centrale, con particolare attenzione ai conflitti che incidono direttamente sulla stabilità del continente. La premier ha evidenziato come il dialogo con la Germania sia fondamentale per costruire una posizione europea comune, capace di interloquire con gli Stati Uniti senza rinunciare alla propria autonomia strategica.
Accanto al dossier mediorientale, Meloni ha richiamato anche la guerra in Ucraina, ribadendo l’obiettivo di una pace che non sia frutto di compromessi al ribasso. La premier ha espresso la speranza che Trump possa contribuire a un processo negoziale capace di garantire sicurezza e stabilità nel lungo periodo. «Finalmente anche noi potremo candidare Donald Trump al Nobel per la pace», ha aggiunto, legando simbolicamente i due fronti di crisi a una visione più ampia della diplomazia internazionale. Un messaggio che mira a rafforzare il ruolo dell’Italia come attore credibile e responsabile nello scenario globale.
Le dichiarazioni di Giorgia Meloni riflettono un approccio che combina realpolitik e dimensione simbolica. Evocare il Nobel per la Pace significa riconoscere il peso dei gesti e delle narrazioni nella diplomazia contemporanea, ma anche lanciare un segnale di apertura verso una leadership americana considerata decisiva. «Noi dobbiamo tentare di fare questo lavoro», ha concluso la premier, lasciando intendere che il percorso sarà complesso e che i margini di mediazione andranno verificati passo dopo passo. In un mondo segnato da conflitti prolungati e tensioni geopolitiche, l’Italia prova così a ritagliarsi un ruolo di ponte tra Europa e Stati Uniti, puntando sulla diplomazia come strumento per costruire posizioni condivise e soluzioni durature.
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