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1 anno agoon
Da quando il leader ucraino ha lasciato lo studio ovale della Casa Bianca siamo stati tutti travolti da una valanga di eventi – le conseguenze del disastroso incontro tra Volodymyr Zelensky e Trump sono (e saranno) tantissime. Sebbene il futuro sembri imprevedibile sembra però abbastanza chiara una cosa: Donald Trump, tentando di umiliare Zelensky, non solo ha compattato l’Unione Europea, che negli ultimi mesi sembrava più divisa che mai, ma forse è riuscito dove tutti avevano fallito, realizzando quello che forse potremmo indicare come il suo più grande timore: Trump, insultando – per usare un eufemismo – un leader del Vecchio Continente provato da anni di guerra, ha creato gli Stati Uniti d’Europa.

Certo, forse è presto per dirlo – però è innegabile che la risposta degli stati dell’Unione e di Londra sia stata immediata e chiara: l’Ucraina non è sola, e sarà siglato un accordo per aiutarla a difendersi (e a difenderci) dall’avanzata della Russia. Senza gli Stati Uniti – e con il timore che il Tycoon possa ribaltare il tavolo all’improvviso – l’Europa è costretta a fare della costituzione di una difesa comune, come abbiamo già detto in passato, una questione esistenziale. Zelensky – visibilmente provato e emotivamente scosso – ha trovato tra le braccia dei leader europei e di Re Carlo una sponda che forse riuscirà a salvare il suo Paese dalla disfatta.
I limiti e i termini di questo accordo non sono ancora chiari, con Francia e Regno Unito pronti a mandare uomini sul campo e Germania e Italia che invece rispondono con un netto “no” a questa eventualità, ma una cosa è sicura: l’Europa non vuole la resa incondizionata dell’Ucraina senza garanzie e soprattutto non vuole che la Russia di Putin possa pensare di invadere gli altri ex-Paesi dell’URSS. Un rischio, questo, paventato spesso da Zelensky e su cui molti analisti concordano – non è un caso che, nel corso di questi anni, a rispondere con più veemenza all’aggressione russa siano stati proprio gli ex-Paesi dell’Unione Russa.
Se l’Europa comunque non ha ancora deciso che strada intraprendere l’Italia, se possibile, è come al solito ancora più frammentata – e questa volta a essere divisa non è solo l’opposizione. Se Giorgia Meloni, pur mantenendo una linea più cauta e con l’obiettivo dichiarato di ricucire lo strappo con gli USA, vuole sostenere l’Ucraina senza se e senza ma, non altrettanto si può dire del suo vice: Matteo Salvini, infatti, non solo sembra entusiasta della “pace” senza garanzie che propone Trump, ma arriva addirittura a essere entusiasta anche dei dazi che il tycoon vuole imporre all’Europa e all’Italia, mentre Tajani ribadisce di non avere alcuna intenzione di mandare truppe italiane in Ucraina se non sotto l’ombrello dell’ONU.

Dal lato delle opposizioni si esprimono le posizioni più varie. Calenda è riuscito a riempire con diecimila presenze, in tempi record, le piazze di trentadue città italiane, ottenendo anche l’entusiasta partecipazione del Partito Democratico. “Lo spettacolo aberrante dato da Trump e Vance alla casa bianca” spiega il leader di Azione “dimostra che gli USA sono come Putin, nemici dell’Europa e dell’craina. Possiamo scegliere se essere vassalli di autocrati e oligarchi o emaciparci, combattere per la nostra libertà e dare forma agli Stati Uniti d’Europa. Ciò accadrà solo se i cittadini europei torneranno all’impegno politico e ideale. Dobbiamo ora dimostrare di avere il coraggio” conclude “di difendere le libertà democratiche che abbiamo ereditato.” Di tutt’altro avviso Giuseppe Conte: il leader dei cinque stelle, infatti, si scaglia contro il riarmo e parla dell’elevato costo delle bollette e chiama gli italiani il piazza a manifestare per questo il 5 aprile.
Fa specie che a lanciare la proposta per “una grande manifestazione di cittadini per l’Europa” non è stato, come ci si sarebbe aspettati, il maggior partito dell’opposizione (sebbene il PD abbia poi successivamente aderito, anche se alla spicciolata, insieme a delle più coese Italia Viva, Azione e +Europa), ma Michele Serra, che invita i cittadini a presentarsi in piazza al grido di “Qui si fa l’Europa o si muore“. Meno entusiasmo arriva da parte di Bonelli e Fratoianni – il primo mostra una certa tiepidezza, asserendo che l’Europa che vuole non è per il riarmo ma per la pace, e il secondo rimarca una posizione simile: “Se la condizione per andare in quella piazza” dice “è quella di dire ‘l’Europa continui con la spesa per armamenti‘ dico no, grazie; se invece è l’Europa che deroga al patto di stabilità per finanziare la spesa sociale, le politiche industriali e la transizione verde, allora ci siamo.” Sembra superfluo, poi, specificare che alla manifestazione non aderirà Giuseppe Conte.
Intanto le opposizioni chiedono anche la premier riferisca in parlamento prima del vertice europeo straordinario sulla guerra in Ucraina previsto per il sei marzo, domandando che la premier, accusata di eccessiva vaghezza, spieghi, come dichiarato dai i capigruppo del PD Braga e Boccia “dove colloca l’Italia in questo drammatico frangente”. Il PD non è l’unico a chiedere numi a Meloni, ma all’appello si uniscono anche Conte e Renzi.
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