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4 mesi agoon
Oggi esce La Caccia del Wendigo, romanzo di Marco Romani sospeso tra l’horror e il weird che abbiamo avuto l’opportunità di leggere in anteprima: ecco cosa ne pensiamo.

“Ogni luogo nasconde dei mostri”
Ambientato in un 1893 alternativo, il romanzo si apre con l’arrivo di Suzanne nella misteriosa cittadina di Laika. La ragazza, una specializzanda in psichiatria che ha ottenuto una borsa di studio, è ospite dei Faerberg, una famiglia in vista del posto – tuttavia, come spesso accade, le cose non sono semplici come appaiono. Un anno prima, infatti, i Faerberg hanno ospitato anche Gottard Fawkes, amico di Suzanne che, tuttavia, quando è tornato a casa aveva qualcosa di strano, di diverso – qualcosa di sbagliato.
Spinta solo da questa sensazone, la protagonista viaggia verso Laika per scoprire cosa sia successo all’amico, ma niente la può preparare a quel che troverà sepolto sotto la neve: tra mostri, fiori e contaminazioni di genere, La caccia del Wendigo racconta una storia in cui l’orrore si intreccia all’amore e conduce fino alle stelle in un crescendo di ossa, sangue e follia.
“Tieniti questo mondo e dammi le stelle.”
La caccia del Wendigo è, senza dubbio, un romanzo bizzarro – nel senso migliore del termine; proprio come accadrà ai personaggi, sarà impossibile avanzare nella storia senza provare sconcerto o confusione ma, superata la prima metà del libro, finalmente i pezzi di questo folle puzzle cominceranno ad andare al loro posto, componendo un’immagine decisamente inaspettata.
Lo stile dell’autore si presta particolarmente bene a una storia di questo tipo – la penna di Marco Romani, diventata decisamente più abile rispetto alla sua precedente opera, Tsunami, avanza con sicurezza tra volti sciolti, carcasse, orrori esistenziali e momenti di tenerezza, sebbene, di tanto in tanto, incespichi nel caos delle sequenze d’azione – cosa che, però, non pregiudica la godibilità del romanzo; soprattutto, la delicatezza dell’autore ben si presta alla depressione, al dismorfismo corporeo e all’autosvalutazione punitiva vissuti dalla protagonista, riuscendo a far sentire al lettore alcuni vissuti estremamente specifici senza, però, mai indugiare eccessivamente nel dolore.
“Avevi detto niente storie dell’orrore.”
“Questa è una storia d’amore.”
“Un amore che li ha uccisi.”
“Uno per cui valeva la pena morire.”
La caccia del Wendigo vi condurrà in un luogo inaspettato – sia nella storia che dentro voi stessi e, anche se non tutti i personaggi vengono approfonditi allo stesso modo e talvolta siano quasi troppo cerimoniosi, i piccoli momenti di contatto e intimità tra gli attori di questa strana e nevosa vicenda vi resteranno scolpiti nel cuore.
Quindi: vale la pena leggerlo? Assolutamente sì – soprattutto se guardate ai mostri con tenerezza e se, almeno una volta alla via, vi siete sentiti uno di loro.
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