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La moglie viene assassinata, lui paga per decenni l’affitto per preservare la scena del crimine: la colpevole è stata finalmente arrestata

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Per quanto triste e macchiata di sangue, quella che arriva dal Giappone è una storia d’amore e determinazione: Satoru Takaba, un uomo di 69 anni, ha pagato per 26 anni l’affitto della casa dove la moglie Namiko venne uccisa nel 1999, allo scopo di preservare la scena del delitto. Oggi grazie alle tracce di DNA raccolte, analizzabili tramite tecniche più moderne e avanzate rispetto all’epoca, e in virtù dell’abolizione nel 2010 della prescrizione dei reati punibili con la pena di morte, dopo quasi tre decenni la colpevole dell’omicidio è stata finalmente arrestata.

La famiglia Satoru prima dell’omicidio.

L’omicidio e la confessione

Per mantenere intatta la scena del crimine l’uomo ha speso circa 22 milioni di yen – poco meno di 120mila euro – e in questi anni ha continuato a rilasciare interviste e a distribuire volantini per far sì che l’opinione pubblica non si dimenticasse di Namiko. La donna venne uccisa con diverse coltellate al collo mentre era in casa; al momento dell’assassinio, con lei c’era anche il figlio, che però all’epoca aveva due anni. Il bambino venne trovato coperto di sangue vicino alla madre, ma senza alcuna ferita.

Stando a quanto confessato dall’assassina, Kumiko Yasufuku, la donna avrebbe compiuto l’orrido delitto per gelosia, in quanto innamorata sin dai tempi di liceo di Satoru – che l’aveva rifiutata quando lei gli si era dichiarata.

Il commento  Satoru Takaba

L’uomo ha commentato così la scoperta: “Sono rimasto sorpreso e il massimo che ho potuto fare è stato cercare di assimilare la notizia“.

Durante un’intervista, l’uomo ha spiegato così i suoi sforzi: “Non l’ho fatto per ossessione, ma perché un giorno mio figlio non mi domandasse perché non avessi fatto il possibile per far catturare l’assassino di sua madre. Qualunque fosse stato il risultato, era importante che lui sapesse che suo padre ce l’aveva messa tutta e che si era impegnato al massimo per farle giustizia“.

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