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Cronaca

Matilde Baldi, deceduta a 20 anni. Arrestato l’uomo alla guida della Porsche lanciata a oltre 212 km/h

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La tragedia sull’autostrada Asti-Cuneo: una corsa folle finita in morte

Viaggiavano a una velocità superiore ai 212 chilometri orari sull’autostrada Asti-Cuneo, trasformando un tratto di strada aperto al traffico in una pista improvvisata. È questa la drammatica cornice nella quale, l’11 dicembre scorso, ha perso la vita Matilde Baldi, 20 anni, rimasta gravemente ferita in un violento schianto e deceduta cinque giorni dopo all’ospedale di Alessandria. La giovane viaggiava su una Fiat 500 insieme alla madre quando una Porsche, lanciata a velocità folle, le ha travolte senza lasciare scampo.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’impatto è stato devastante. La piccola utilitaria è stata colpita improvvisamente e scaraventata in aria. Le conseguenze per Matilde sono apparse subito gravissime: trauma cranico, lesioni cerebrali irreversibili e un coma dal quale non si è mai risvegliata. La madre, pur gravemente ferita, è sopravvissuta ed è diventata una testimone chiave dell’intera vicenda.

L’arresto di Franco Vacchina e l’accusa di omicidio stradale aggravato

A distanza di settimane dall’incidente, la svolta giudiziaria: Franco Vacchina, commerciante di pneumatici, è stato arrestato ed è ora agli arresti domiciliari. L’uomo era alla guida della Porsche che avrebbe provocato lo schianto mortale. L’ipotesi di reato è pesantissima: omicidio stradale aggravato, con l’aggiunta dell’accusa di aver tentato di inquinare le prove dell’incidente.

La Procura di Asti contesta a Vacchina una condotta estremamente pericolosa, non riconducibile a una semplice imprudenza o a un eccesso di velocità isolato, ma a un comportamento reiterato e consapevole. Secondo gli investigatori, infatti, l’uomo avrebbe partecipato a una sorta di gara clandestina su strada pubblica, mettendo deliberatamente a rischio la vita degli altri automobilisti.

La gara clandestina tra due Porsche: una sfida iniziata in città e proseguita in autostrada

Uno degli elementi più inquietanti dell’inchiesta riguarda proprio la presunta gara clandestina. Le indagini della polizia stradale di Bra hanno ricostruito una dinamica che partirebbe dalle strade urbane di Asti per poi proseguire lungo l’autostrada A33. Due Porsche, entrambe con targhe tedesche ma di proprietà di imprenditori astigiani, avrebbero viaggiato affiancate, accelerando progressivamente fino a superare i 200 chilometri orari.

Il dato tecnico è impressionante: 212,39 km/h, una velocità incompatibile con qualsiasi margine di sicurezza, soprattutto in un tratto autostradale non chiuso al traffico. Insieme a Vacchina è indagato anche un secondo uomo, alla guida dell’altra Porsche, che però non sarebbe rimasto direttamente coinvolto nello schianto. La sua posizione è comunque al vaglio della magistratura, che intende chiarire il ruolo di ciascun conducente nella corsa mortale.

Il tentativo di inquinare le prove e le manovre successive all’incidente

Oltre alla gara clandestina, a pesare sulla posizione di Vacchina è il sospetto tentativo di inquinamento delle prove. Secondo la Procura, dopo l’incidente sarebbero state messe in atto condotte volte a ostacolare la ricostruzione esatta dei fatti. Un’accusa che, se confermata, aggraverebbe ulteriormente il quadro giudiziario.

Gli inquirenti stanno analizzando dati telemetrici, centraline elettroniche, tracciati GPS e testimonianze per ricostruire ogni secondo della corsa. Fondamentale anche l’analisi dei veicoli coinvolti e delle loro condizioni meccaniche. La sensazione degli investigatori è che quanto accaduto non sia stato un evento improvviso e imprevedibile, ma l’esito di una scelta deliberata e pericolosa.

La testimonianza della madre: “Ci ha colpite all’improvviso, siamo volate in aria”

Tra gli elementi più forti dell’indagine c’è la testimonianza della madre di Matilde, sopravvissuta all’impatto nonostante le gravi ferite riportate. Le sue parole sono drammatiche e lucidissime: «Quell’auto ci ha colpiti all’improvviso e siamo volate in aria». Un racconto che descrive la violenza inaudita dello schianto e l’assoluta impossibilità, per chi viaggiava regolarmente, di evitare l’impatto.

La donna ha raccontato di non aver visto arrivare la Porsche, comparsa come un proiettile sulla carreggiata. Una testimonianza che rafforza l’ipotesi accusatoria e che restituisce tutta la sproporzione tra la condotta dei due conducenti e la vulnerabilità delle vittime.

Chi era Matilde Baldi: una vita spezzata a vent’anni

Matilde Baldi aveva solo vent’anni. Una vita giovane, piena di progetti, spezzata da una decisione irresponsabile altrui. Dopo l’incidente è stata trasportata d’urgenza all’ospedale di Alessandria, dove è rimasta in coma per cinque giorni. I medici hanno fatto tutto il possibile, ma le lesioni cerebrali erano troppo gravi. La diagnosi è stata impietosa: danni irreversibili.

La sua morte ha scosso profondamente la comunità locale, lasciando una famiglia distrutta e una città sotto shock. Amici, parenti e conoscenti ricordano Matilde come una ragazza solare, piena di entusiasmo, strappata alla vita in modo assurdo e ingiusto.

Un caso simbolo sulla sicurezza stradale e sulla follia della velocità

Il caso di Matilde Baldi rischia di diventare l’ennesimo simbolo di una battaglia ancora aperta: quella contro la velocità eccessiva e le gare clandestine sulle strade pubbliche. Episodi che continuano a verificarsi nonostante le campagne di sensibilizzazione e l’inasprimento delle pene previste dal codice della strada.

La magistratura ora dovrà stabilire le responsabilità penali, ma resta una certezza amara: a 212 chilometri orari non si tratta più di una bravata o di un errore, bensì di una scelta consapevole che può trasformarsi in una condanna a morte per chiunque si trovi sulla strada sbagliata, nel momento sbagliato.

Mentre l’inchiesta prosegue e la giustizia fa il suo corso, resta il vuoto lasciato da Matilde e una domanda che ritorna, implacabile: quante altre vite dovranno essere spezzate prima che la velocità smetta di essere scambiata per un gioco?

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