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In vista della Giornata Internazionale per l’aborto sicuro, prevista il 28 settembre, in Molise emerge l’allarme anti-abortisti.
Il 91% dei ginecologi sono obiettori di coscienza nella regione Molise. Nove medici su dieci. A rivelare il dato è Medici del Mondo, che sottolinea il paradosso italiano sull’aborto: c’è carenza di servizi, ma buone pratiche locali laddove il personale lo consente.
La situazione del Molise è preoccupante, perché si mette in luce non solo la mancanza di strutture idonee, ma anche la numerosa presenza di medici obiettori. Attualmente c’è solo un ospedale, il Cardarelli di Campobasso, attivo per l’interruzione di gravidanza. “Solo recentemente il servizio è stato esteso all’ospedale di Termoli, grazie all’iniziativa e alla disponibilità del dottor Saverio Flocco” rivela l’associazione.
Nel 2022 è stato riportato che c’è un tasso di emigrazione al 23% verso altre regioni per effettuare l’aborto, in particolare dalla provincia di Isernia.
Questo comporta che il Molise sia la che fa più utilizzo della RU486 (la pillola abortiva). Il 2023 è stato riportato che nella provincia di Campobasso l’81% delle interruzioni volontarie di gravidanze sono avvenute in via farmacologica. Nel 2024 la percentuale è aumentata e il motivo è il medesimo: non c’è personale medico obiettore.
“Quando le istituzioni non garantiscono personale e servizi non si tratta di difficoltà tecniche, ma di una scelta politica che produce disuguaglianze e limita la libertà delle persone” commenta Elisa Visconti, direttrice di Medici del Mondo.
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