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Violenza sulle donne e maschilismo: l’impegno di Veronica Pivetti

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Violenza sulle donne e maschilismo

Gli “issi sessisti” con immagini false di donne – famose e comuni – rappresentano per Veronica Pivetti una forma di degrado culturale:
«Denotano un’assenza totale di fantasia da parte dei maschi: se tutto ciò che desiderano è vedere una donna nuda, siamo messi male».
L’attrice parla senza mezzi termini: «Ma stiamo ancora lì? È frustrante. Poveracci… emancipatevi, desiderate qualcosa di più. Vedere una donna nuda è un obiettivo davvero basico».

«Io posso difendermi, ma molte donne no»

Pivetti racconta che personalmente non è stata vittima di questi fenomeni:
«Mi stupirei se qualcuno volesse spogliarmi. Ma la cosa grave è quando succede a donne che non possono difendersi: quello è l’abuso più spaventoso».
E sul fatto che tra gli amministratori della pagina “Mia moglie” ci fosse anche una donna, puntualizza:
«Non basta un nome femminile a lavare la coscienza di migliaia di uomini. Che una donna sia coinvolta è grave, ma non significa che siamo pari».

L’impegno femminista: un compito scelto con convinzione

L’impegno dell’attrice per i diritti delle donne è noto. Lo definisce un vero e proprio “compito” che ha scelto «con grande convinzione».
Ha scritto libri – l’ultimo è Rosa per Rai Libri –, portato in teatro spettacoli dedicati al tema e diffonde consapevolezza anche in televisione.

Il racconto del femminicidio: «Ogni volta è straziante»

Pivetti continua a condurre Amore criminale, in onda anche il 25 novembre, con una puntata dedicata a Ilenia Fabbri, uccisa a Faenza da un conoscente dell’ex marito, vero mandante del femminicidio.
«Raccontare queste vicende è straziante. Ogni volta che ricevo le schede non credo ai miei occhi. E anche in registrazione, anche quando la storia la conosco già, mi stupisco di nuovo».
Le famiglie delle vittime spesso sono titubanti a dare il consenso:
«Rivivere certi momenti è difficile. Ma molti ci dicono: “Per una sera ci avete restituito nostra figlia, nostra sorella”. È un orrore… sarebbe meglio non doverlo fare».

Una sensibilità nata dall’esperienza, non dall’abuso

Pivetti sottolinea che la sua sensibilità deriva dalla vita, non da traumi:
«Per fortuna non ho avuto compagni violenti. Ma, ripensando ai rapporti passati, noto spesso atteggiamenti accondiscendenti. Un maschilismo latente che è ovunque».
Sensibilizzare sul tema per lei è naturale:
«Voglio che impariamo a proteggerci. Parlo in pubblico perché posso farlo. Ma non voglio che sembri che le donne parlano delle donne solo per le donne. Racconto donne perché siamo persone interessanti».

Educazione affettiva: la chiave per il cambiamento

La soluzione, secondo Pivetti, passa dall’educazione affettiva:
«I bambini devono imparare fin da piccoli cosa significa rispettare il proprio compagno o compagna. Se si comincia in adolescenza, è già tardi».

«Gli uomini devono crescere»

L’attrice lancia anche un appello agli uomini:
«C’è un enorme buco di immaturità. A 3 anni un capriccio è un capriccio, a 30 diventa incapacità di accettare la libertà dell’altro».
Riconosce che esistono uomini rispettosi e impegnati, ma non basta:
«Abbiamo bisogno che combattano questa battaglia con noi. È una battaglia per tutti. Non possono più guardare da lontano o scandalizzarsi: bisogna agire».

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