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Adam Viacava, in arte Sayf, è un giovane rapper e produttore genovese che approda per la prima volta al Festival di Sanremo con un’identità chiara e un linguaggio diretto. La sua canzone “Tu mi piaci” non è soltanto un pezzo orecchiabile, ma una fotografia viva dell’Italia contemporanea, fatta di luci e ombre. Immagini veritiere, ironia pungente e riferimenti sociali si mescolano a un ritmo contagioso che entra in testa sin dal primo ascolto.
Sayf non ama i fronzoli: “Non sono di molte parole, ma quelle che dico hanno un peso”, afferma. Questo approccio si riflette nel modo in cui affronta la critica e l’attenzione dei media: “Mi fa piacere che ne abbiano parlato bene, certo, ma non ci sto troppo appresso”, spiega con leggerezza. La sua sicurezza nasce dalla convinzione che la musica debba parlare da sola e che l’artista debba restare ancorato a ciò che è, senza farsi travolgere dalla fama o dalle etichette.
Uno dei paragoni più frequenti riguarda Ghali, artista di origine tunisina e simbolo della nuova scena rap italiana. Sayf affronta il tema senza giri di parole:
“Lo rispetto tantissimo, lo conosco e gli voglio bene. Detto questo, non sono qui a fare Ghali 2.0 solo perché sono di origini tunisine o ho capelli simili ai suoi”.
Per Sayf, l’impegno sociale non è uno slogan né un dettaglio estetico, ma una scelta autentica. “Se ci sarà una questione su cui sentirò di espormi, lo farò. Ma non sono qui a riprendere un discorso già fatto”, chiarisce. In questa dichiarazione c’è un principio chiaro: la coerenza personale viene prima della pressione mediatica o del confronto con altri artisti.
“Tu mi piaci” non è solo un brano pop o rap: è un’istantanea dell’Italia contemporanea. La canzone alterna ironia, critica sociale e riferimenti storici. La citazione di Tenco, ad esempio, sottolinea la paura di non essere compreso: “Questa per me può essere considerata una fase di tirocinio, un esordio a livello nazionale. Tenco è morto qui vicino, e la pressione di certi ambienti può avere conseguenze sulla psiche di una persona”.
Il riferimento a Berlusconi, invece, “L’Italia è il Paese che amo”, è utilizzato in chiave ironica e riflessiva. “Per me che sono tunisino dire questa frase ha un valore aggiunto. Gioco con le parole e con tutto il retroscena politico e mediatico che sta sotto gli occhi di tutti ma raramente viene detto esplicitamente”, spiega Sayf. In poche righe, emerge la capacità del giovane artista di unire musica, critica sociale e gioco di parole intelligente, creando testi che hanno più livelli di lettura.
Uno dei passaggi più significativi della canzone è la riflessione sulla divisione sociale:
“Va bene, ci dimentichiamo un torto subito per andare avanti, per costruire qualcosa di positivo. Noi siamo tutti uguali, ma veniamo divisi da economia, contesti, lavoro. Finendo per farci la guerra tra di noi senza guadagnarci niente. Il manifestante e lo sbirro sono figli della stessa categoria sociale, probabilmente”.
In queste parole emerge un messaggio chiaro: la musica può diventare strumento di coscienza sociale. Sayf utilizza la sua piattaforma per raccontare le fratture della società italiana, senza essere retorico, ma mostrando come le dinamiche di potere e opportunità influenzino la vita di tutti i giorni.
Nonostante le critiche e le tensioni sociali, Sayf nutre un forte legame con l’Italia. “L’Italia è il Paese che amo. Ci sono dinamiche che apprezzo e altre che mi danno fastidio. È un paese incasinato, certo, ma rispetto a molti altri nel mondo penso che sia davvero il migliore per qualità della vita, cucina, cultura”.
L’artista sottolinea una visione equilibrata: sa riconoscere i difetti e le complessità del proprio Paese, ma mantiene un atteggiamento positivo verso le possibilità e la bellezza dell’Italia. Questa prospettiva matura è rara tra i giovani artisti al debutto nazionale e denota una forte capacità di analisi.
Genova ha un ruolo fondamentale nella vita e nell’arte di Sayf: “È mia madre. Una città viva, poco conosciuta e poco romanticizzata, ma bellissima. Per me è fondamentale”.
Il legame con la città non è solo affettivo, ma anche culturale. Genova fornisce identità, linguaggio, riferimenti e ritmi che permeano la musica di Sayf, rendendo le sue canzoni un mix di internazionalità e radici locali. La città diventa così uno dei protagonisti invisibili del brano, un luogo che modella visioni e prospettive.
Affrontare Sanremo significa per molti artisti sottoporsi a una pressione mediatica enorme. Sayf, però, sembra pronto: “Davanti a voi non sarò mai in imbarazzo”, cita il rapper genovese Vaz Tè. Nonostante la visibilità, il giovane mantiene la propria autenticità: gli amici, la famiglia, persino i gatti rimangono le stesse ancore di normalità.
Questa lucidità gli permette di affrontare il palco con serenità e sicurezza, senza farsi sopraffare dalla ribalta. Sayf riesce a coniugare ambizione e radicamento personale, un equilibrio raro tra i giovani talenti musicali.
Durante la serata delle cover, Sayf duetterà con Alex Britti e Mario Biondi su “Hit the Road Jack”: “Sono due colossi, due elementi di spicco. La reinterpretazione sarà divertente e intrattenente”.
Sul futuro, l’artista ha già piani concreti: “Se Dio vuole, sì, ci sarà un album. Sto lavorando per concretizzare i vari passaggi”. La gestione attenta della carriera dimostra un approccio strategico e consapevole, lontano dalla fretta o dall’improvvisazione. L’obiettivo è costruire una carriera solida, passo dopo passo, mantenendo coerenza artistica e integrità personale.
Sayf non è solo un artista urbano: è un giovane che utilizza la musica per parlare di società, politica e valori universali. La sua capacità di unire riferimenti storici, ironia, critica sociale e ritmo dimostra come la musica contemporanea possa essere strumento di riflessione, oltre che di intrattenimento.
In un’Italia segnata da divisioni, disuguaglianze e stereotipi, la voce di Sayf rappresenta un ponte tra generazioni, culture e città, capace di raccontare un Paese complesso con lucidità, ironia e passione.
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