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Paura ed emozione sui banchi di scuola in questo giorno speciale, uno degli ultimi per più di mezzo milione di studenti: oggi è iniziata ufficialmente la maturità.
Il ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara ha voluto dedicare ai ragazzi un saluto: “Non abbiamo bisogno di persone perfette, ma abbiamo bisogno di chi sa ragionare su ciò che ha preso e che sa riflettere sui propri errori. E poi ricordatevi sempre, valete molto perché dentro di voi ci sono talenti straordinari. Metteteli in mostra, mettete in mostra il vostro valore. Sono certo che andrà tutto bene. In bocca al lupo a tutti i ragazzi“.
Per la prima prova scritta di italiano, comune a tutti gli indirizzi di studio, i giovani candidati hanno avuto la possibilià di scegliere tra sette tracce suddivise in tre tipologie: analisi del testo, testo argomentativo e tema d’attualità.
Per la prima categoria, gli studenti sono stati chiamati ad analizzare una poesia di Cesare Pavese – “Passerò per piazza di Spagna” – e un brano tratto da “I piaceri” di Vitaliano Brancati.
Come spesso accade, le tracce hanno scatenato una vera e propria bufera di polemiche sui social – Brancati, infatti, è un autore che raramente viene trattato sui banchi di scuola; ma c’è anche già chi ha risposto alle proteste degli indignati, ricordando che l’analisi del testo non prevede che gli studenti conoscano l’autore ma che usino le competenze maturate negli anni scolastici per analizzare i brani proposti, qualsiasi essi siano.
Per i testi argomentativi, invece, una traccia è stata dedicata all’Assemblea Costituente – nello specifico, un brano tratto da un discorso di Giuseppe Saragat – una seconda traccia è invece un testo firmato da Pietro Bencucci, giornalista e scrittore, intitolato: “Te lo dico con parole tue. La scienza di scrivere e farsi capire“. La terza proposta è un brano di Mario Calabresi “Alzarsi all’alba“.
Per quanto riguarda i temi di attualità ci sono due proposte: la prima si muove intorno al concetto di “incanti” e sottopone all’attenzione dei candidati un articolo della giornalista Wenke Husman, “Funziona a meraviglia.” Ultima traccia della categoria, infine, un brano di Fran Furedi, sociologo ungherese, dal titolo “I confini contano: perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere“.
Proprio quest’ultima proposta è stata oggetto di svariate polemiche a poche ore dalla sua diffusione: Furedi, infatti, è un professore ungherese naturalizzato britannico che non solo dirige un think tank finanziato da Orbàn, ma un uomo la cui filosofia sui confini viene spesso usata nell‘area conservatrice e sovranista nel dibattito europeo. Lo studioso argomenta che l’abbattimento dei confini e dei limiti – che appartengano questi alla cultura o alla morale – non produca affatto maggiore libertà ma solo disorientamento. I confini tra generazioni e ruoli riacquistano, nella visione di Furedi, un certo valore e si contrappongono alla “modernità liquida” analizzata da Bauman e che, sempre secondo Furedi, avrebbe tolto solidità senza dare in cambio nemmeno la libertà. Un testo, insomma, che aderisce a un certo sistema di valori.
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