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18 ore agoon
Il prevedibilissimo casus belli che rischia di mandare all’aria il campo largo riguarda l’invio diarmi a Kiev. Sono, infatti, diametralmente opposte le visioni di Elly Schlein, leader del Partito Democratico, e di Giuseppe Conte, controparte del M5S.
“E’ chiaro” dice Conte “che dovremo preventivamente precisare qualche punto fermo, perché non può essere che domattina, vinca Schlein o addirittura un altro candidato, si mandino a gogo armi a Kiev per un’escalation militare che ci sta portando al terzo conflitto mondiale giorno dopo giorno“. Una posizione, questa, che cavalca convenientemente i risultati dei sondaggi: stando agli ultimi dati raccolti dall’Osservatorio Politico Ixé, infatti, solo il 18% degli italiani vuole continuare a mandare armi all’Ucraina. E quindi Conte traccia una linea: niente campo largo se si inviano aiuti a Kiev.
Di diverso avviso Schlein, che, dal palco della festa dell’Unità, mette in chiaro le cose: “Continueremo a mandare armi a Kiev contro Putin“. Una presa di posizione, questa, che è quasi obbligata per la segretaria dem, chiamata a unificare le tante (troppe?) anime del PD. “Il sostegno all’Ucraina” le fa eco Filippo Sensi “alla resistenza per i valori di libertà e democrazia che Kiev difende ogni giorno, continuerà. Questo fa la sinistra, questo fanno i democratici. Con buona pace dei Vannacci d’Italia“.
Difficile immaginare come si possano conciliare queste due posizioni e, come ribadito da Conte, non basteranno le primarie a decidere – perché, qualora Elly Schlein vincesse, i cinque stelle si tirerebbero fuori dal campo largo.
Calenda, che si era mostrato aperto, circa un mese fa, alla possibilità di costruire un “polo europeista di centro”, adesso si mostra assai critico nei confronti della leader del Partito Democratico: “Meloni è stata molto più coraggiosa della Schlein sull’Ucraina, purtroppo” dichiara. “Ha tenuto una linea moscia, ma sorprendentemente più dritta rispetto a quella del centrosinistra. Ieri ha detto ‘non mi alleerò con chi non vuole mandare armi all’Ucraina’ e questo mentre Conte sosteneva che quella non si può considerare una guerra di resistenza”.
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