Ben 150 incursioni in quattro giorni quelle di cui la Cina si è resa artefice e che lasciano pensare ad un eventuale uso della forza pur di conquistare il territorio di Taiwan.
Il premier Su Tseng-chang, a seguito di queste azioni definite “provocatorie”, ha detto: «Taiwan deve essere in allerta. La Cina è sempre più sopra le righe». Taiwan difende la sua sovranità e dichiara che difenderà la sua libertà e la democrazia.
Soltanto ieri 39 aerei dell’aeronautica militare cinese hanno violato la zona di difesa aerea (Adiz) di Taiwan. Il primo ottobre, giorno della fondazione della Repubblica popolare, si sono registrate ben 38 incursioni.
“Nel pieno di quasi quotidiane intrusioni dell’Esercito popolare di liberazione (Pla), la nostra posizione sulle relazioni nello Stretto rimane ferma: Taiwan non si piegherà alla pressione, né si lancerà in avventure, anche mentre cresce il supporto da parte della comunità internazionale”: queste le parole della presidente dell’isola Tsai Ing-wen, rilasciate in un articolo pubblicato dalla rivista Foreign Affairs.
La presidente ha affermato che Taiwan non cerca lo scontro militare con la Cina, ma avverte che “se la democrazia e lo stile di vita sono minacciati, Taiwan farà tutto ciò che è necessario per difendersi. Non ci piegheremo”.
Intanto Washington si dice “preoccupata” dalle “provocazioni militari” della Cina nei confronti di Taiwan. Ned Price, portavoce del Dipartimento di Stato, ha dichiarato: “Gli Stati Uniti sono molto preoccupati dall’attività militare provocatoria della Cina vicino Taiwan, che è destabilizzante e mette e a rischio la pace e la stabilità della regione”.