Cronaca
Agguato a Foggia, ucciso il nipote del boss Moretti
Published
3 giorni agoon
La sparatoria in via Sant’Antonio: un agguato rapido, violento e in pieno contesto urbano
Foggia torna a fare i conti con la violenza armata. Un uomo di 34 anni, Alessandro Moretti, nipote del boss della mafia foggiana Rocco Moretti, è stato ucciso nella serata di oggi in un agguato avvenuto in via Sant’Antonio, una strada cittadina inserita in un contesto abitato e frequentato. Secondo le prime informazioni raccolte dagli investigatori, l’uomo era a bordo di uno scooter quando è stato raggiunto da colpi di arma da fuoco esplosi da ignoti. L’azione è apparsa fin da subito mirata e fulminea, caratteristiche che fanno pensare a un agguato pianificato.
I colpi hanno centrato il 34enne mentre si trovava ancora in movimento. Testimoni presenti nella zona hanno riferito di aver udito distintamente gli spari, seguiti dal rumore dello scooter che finiva a terra. Scene di panico e concitazione si sono registrate nei minuti immediatamente successivi, con alcune persone che hanno cercato riparo e altre che hanno allertato i soccorsi.
I tentativi disperati di salvarlo e la morte in ospedale
Le condizioni di Alessandro Moretti sono apparse subito gravissime. Sul posto è intervenuto il personale sanitario del 118 che, dopo le prime manovre di emergenza, ha disposto il trasporto immediato in ospedale. Durante il tragitto e una volta giunto al pronto soccorso, i medici hanno tentato in ogni modo di salvargli la vita, ma le ferite riportate si sono rivelate troppo gravi. Il decesso è avvenuto poco dopo il ricovero.
La notizia della morte si è diffusa rapidamente in città, suscitando sgomento e preoccupazione. Ancora una volta, Foggia si è ritrovata al centro delle cronache nazionali per un episodio di sangue che richiama dinamiche tipiche della criminalità organizzata.
Via Sant’Antonio blindata: rilievi, bossoli e caccia agli elementi utili
Subito dopo la sparatoria, via Sant’Antonio è stata completamente chiusa al traffico e transennata dalle forze dell’ordine. Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia di Stato, con il supporto della squadra mobile e della polizia scientifica. I rilievi sono andati avanti per diverse ore, sotto gli occhi di residenti e curiosi, molti dei quali visibilmente scossi.
Gli investigatori hanno effettuato una meticolosa attività di repertazione: bossoli sull’asfalto, tracce di sangue, eventuali segni di frenata o di caduta dello scooter. Ogni dettaglio viene considerato fondamentale per ricostruire la dinamica esatta dell’agguato e individuare il numero di colpi esplosi, la direzione degli spari e la possibile posizione degli attentatori.
Parallelamente, sono state acquisite le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona, sia pubbliche che private. Un lavoro complesso e lungo, che potrebbe rivelarsi decisivo per identificare i responsabili o almeno per ricostruire i loro movimenti prima e dopo l’omicidio.
Il profilo della vittima e il peso di un cognome ingombrante
Alessandro Moretti aveva 34 anni ed era il nipote di Rocco Moretti, ritenuto uno dei boss storici della mafia foggiana. Un cognome, il suo, che nel territorio non passa inosservato e che richiama immediatamente le dinamiche della criminalità organizzata locale. Al momento, gli investigatori mantengono il massimo riserbo su eventuali precedenti o coinvolgimenti diretti della vittima in attività illecite, ma il legame familiare con un esponente di spicco della criminalità organizzata rappresenta un elemento centrale nell’inchiesta.
Gli inquirenti stanno cercando di capire se Alessandro Moretti fosse un semplice bersaglio simbolico o se fosse inserito, direttamente o indirettamente, in contesti criminali. Ogni aspetto della sua vita viene passato al setaccio: frequentazioni, rapporti personali, eventuali contrasti recenti, spostamenti nelle ore precedenti all’agguato.
La mafia foggiana e la sua lunga scia di sangue
L’omicidio riaccende i riflettori sulla mafia foggiana, spesso definita la “quarta mafia” italiana. Un’organizzazione criminale che, negli ultimi anni, ha mostrato una particolare propensione alla violenza, con omicidi, attentati dinamitardi e regolamenti di conti che hanno segnato profondamente il territorio. A differenza di altre organizzazioni mafiose, quella foggiana è caratterizzata da una struttura meno gerarchica ma estremamente aggressiva, capace di colpire in modo improvviso e brutale.
L’agguato di via Sant’Antonio si inserisce in questo contesto di violenza endemica, alimentando il timore che dietro l’omicidio possa esserci un messaggio preciso, rivolto a qualcuno o a un intero gruppo criminale. Gli inquirenti non escludono che il delitto possa essere collegato a dinamiche di controllo del territorio o a vecchi contrasti mai sopiti.
Le indagini tra ipotesi e silenzi: nessuna pista esclusa
Le indagini sono ancora nelle fasi iniziali, ma procedono a ritmo serrato. Gli investigatori mantengono uno stretto riserbo, consapevoli della delicatezza del caso. Nessuna pista viene esclusa: dall’omicidio maturato nell’ambito di un regolamento di conti interno alla criminalità organizzata, fino a ipotesi legate a vendette trasversali o a contrasti personali degenerati.
Fondamentale sarà l’analisi delle immagini delle telecamere e l’eventuale contributo di testimoni. In casi come questo, anche il più piccolo dettaglio può rivelarsi decisivo. Le forze dell’ordine stanno inoltre intensificando i controlli in città, nel tentativo di prevenire ulteriori episodi di violenza.
La reazione della città: paura, rabbia e richiesta di legalità
L’ennesimo omicidio scuote profondamente la comunità foggiana. In molti parlano di una città ostaggio della criminalità, dove la violenza torna ciclicamente a manifestarsi con episodi eclatanti. I residenti della zona di via Sant’Antonio raccontano di aver vissuto momenti di vero terrore e chiedono maggiore sicurezza.
Sui social network e nei commenti raccolti in strada emergono sentimenti contrastanti: paura, rabbia, rassegnazione, ma anche la richiesta di una risposta forte da parte dello Stato. L’agguato avvenuto in pieno contesto urbano, e non in una zona isolata, rafforza la percezione di una criminalità che non teme di colpire alla luce del sole.
Un omicidio che pesa sugli equilibri criminali del territorio
Al di là del singolo fatto di cronaca, l’uccisione di Alessandro Moretti potrebbe avere ripercussioni sugli equilibri criminali della zona. Ogni omicidio legato, anche solo indirettamente, alla mafia foggiana rischia di innescare una spirale di vendette e controvendette. Per questo motivo, l’attenzione degli investigatori è altissima.
Le forze dell’ordine stanno monitorando attentamente il territorio, consapevoli che episodi come questo possono rappresentare segnali di una fase di tensione più ampia. La priorità resta individuare i responsabili e chiarire il movente, per evitare che il silenzio lasci spazio a nuove esplosioni di violenza.
L’attesa di risposte mentre Foggia resta col fiato sospeso
Mentre le indagini proseguono, Foggia resta col fiato sospeso. L’omicidio di questa sera rappresenta l’ennesima ferita per una città che da anni combatte contro la presenza pervasiva della criminalità organizzata. Le istituzioni locali e le forze dell’ordine sono chiamate a dare risposte rapide e concrete, non solo per assicurare i colpevoli alla giustizia, ma anche per restituire ai cittadini un senso di sicurezza ormai compromesso.
La morte di Alessandro Moretti non è solo un fatto di cronaca nera, ma un evento che riporta al centro del dibattito pubblico il tema della lotta alla mafia foggiana e della necessità di una presenza costante e incisiva dello Stato sul territorio.
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