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Non sei solo: questo è il messaggio più intimo e vero di qualsiasi espressione artistica. Anche Disclosure Day, ultima fatica di Steven Spielberg, ce lo ripete – e, anche se è un film sugli alieni, non è questo ciò a cui allude la pellicola.
Oltre l’escamotage fantastico, Spielberg recupera un po’ della magia che permeava il cinema anche solo vent’anni fa e, tra una sequenza d’azione e l’altra, ci sussurra all’orecchio la sua rivelazione: è la comunicazione, insieme all’empatia, ciò che può salvarci, ciò che, in quest’epoca di fake news e notizie atroci che non ci fanno più effetto, possa farci tornare in una dimensione autenticamente umana. Una dimensione in cui l’arte – che sia fatta di parole, inquadrature o pennellate poco importa – smetta gli abita da intrattenitrice, da pagliaccio, e torni a essere ciò di cui abbiamo bisogno: una lettera d’amore all’umanità; un messaggio in bottiglia che arriva dalle stelle; un contatto gentile che ci ricorda, col suo calore, che non siamo soli, perché siamo umani.

Il film inizia in medias res: in un mondo che danza sull’orlo dell’apocalisse Daniel, informatico con un talento quasi sovrannaturale per la matematica, insieme alla fidanzata Jane, un’ex-suora, fugge con uno zaino zeppo di informazioni rubate dagli uomini della Wardex, una non meglio identificata azienda che vuole nascondere a tutti i costi l’esistenza di forme di vita extraterrestre. Mentre i due si scapicollano in una pericolosissima fuga, aiutati dal ribelle Hugo e dai suoi uomini, la metereologa Margaret dopo aver inizato a parlare in diretta una lingua sconosciuta – e si tratta proprio della lingua parlata dagli alieni catturati dalla Wardex – sviluppa dei poteri incredibili: è capace di scivolare nella mente delle persone che guarda negli occhi, di controllare la visione altrui e, soprattutto, pur non conoscendolo sa esattamente dove si trova Daniel.
Il giorno della rivelazione, il giorno in cui verrà rivelata la verità, è sempre più vicino: tutto ciò che devono fare Daniel e Margaret è riuscire ad arrivarci.

Disclosure Day è un film a tratti ingenuo e, forse, la trama non reggerebbe senza il senso di meraviglia che Spielberg, come un mago, riesce a infondere alle sue pellicole; ma non importa. Non importa perché questo film non vuole solo raccontare una storia: vuole ricordare a tutti noi che, in tempi bui come quelli che viviamo anche noi, di fronte a “ciò che non conosciamo“ siamo chiamati a fare una scelta: possiamo avere paura o essere curiosi; possiamo perdere la fiducia e la fede oppure abbandonarci alla meraviglia; di fronte all’altro, con gli strumenti che già possediamo, possiamo scegliere la lotta, la coercizione – geniale la possessione di Jane – oppure l’empatia, il calore, la comunione.
Sta a noi decidere, ma Spielberg, nel linguaggio matematico dei suoi adorabili alieni, al netto del finale aperto ci ha già dato una risposta: Non devi avere paura di ciò che non conosci. E per questo noi non possiamo far altro che consigliarvi questo film, una pellicola meravigliosa, quasi messianica, di cui si ha davvero un gran bisogno.

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