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Cronaca

“Falsissimo”: Fabrizio Corona porta il potere mediatico sotto i riflettori

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Falsissimo:

Nel 2026 Falsissimo sale sul palco.

Non come semplice spettacolo, non come confessione costruita e nemmeno come operazione nostalgica. Falsissimo si presenta come un atto pubblico, diretto, dichiaratamente scomodo. Un racconto senza filtri che promette di mettere in discussione il modo in cui, per anni, il potere mediatico italiano ha costruito verità, protetto silenzi e deciso chi potesse parlare e chi no.

Al centro c’è Fabrizio Corona. Una figura che, da oltre vent’anni, divide l’opinione pubblica e continua a generare reazioni estreme: rifiuto, fascinazione, condanna, curiosità. Ridurlo a personaggio controverso, però, rischia di semplificare una storia che è anche quella di un sistema. Un sistema che lo ha utilizzato, amplificato, demonizzato e infine isolato.

Falsissimo nasce proprio da questa frattura. Non promette assoluzioni né cerca consenso. Porta in scena nomi, dinamiche, errori, cadute e retroscena mai raccontati. Sul palco, secondo l’intenzione dichiarata, non c’è finzione. C’è una versione dei fatti che non ha mai trovato spazio nella narrazione ufficiale.

Il tour teatrale: date e tappe confermate

Per il 2026 Falsissimo non resta confinato allo schermo o alle polemiche online: dopo lo stop ai contenuti digitali e le tensioni giudiziarie, Fabrizio Corona porta il suo progetto direttamente nei teatri italiani con un tour di spettacoli dal vivo.

Le prevendite sono attive su TicketOne, e allo stato attuale il calendario delle rappresentazioni confermate prevede cinque appuntamenti principali tra maggio 2026 – con biglietti che spaziano indicativamente dai 30 ai 45 euro – e luoghi distribuiti su tutto il territorio nazionale.

– 7 maggio 2026 – Milano
La prima tappa è fissata a Milano, presso l’Eco Teatro, dove Falsissimo debutterà ufficialmente sulla scena teatrale italiana;

-14 maggio 2026 – Catania
Il tour prosegue in Sicilia con una serata al Teatro Metropolitan di Catania, offrendo al pubblico meridionale la prima occasione per assistere allo spettacolo dal vivo;

– 21 maggio 2026 – Napoli
La tappa successiva porta lo show al Teatro PalaPartenope di Napoli, confermando la volontà di Corona di confrontarsi con platee eterogenee e storicamente legate al racconto sociale e mediatico;

– 22 maggio 2026 – Roma
Il cuore della penisola ospita Falsissimo al Teatro Italia di Roma, segnando il momento centrale del tour con una delle piazze culturali più importanti d’Italia;

-23 maggio 2026 – Padova
La chiusura del ciclo è prevista al Gran Teatro Geox di Padova, dove Corona incontrerà il pubblico veneto e concluderà la prima fase del tour teatrale.

Il personaggio

Fabrizio Corona è stato a lungo raccontato come simbolo di un’epoca: quella in cui il gossip è diventato industria e la vita privata merce di scambio. Fotografato, processato, spettacolarizzato, Corona è stato prima protagonista assoluto e poi bersaglio privilegiato di un sistema mediatico che ha costruito attorno a lui un’immagine precisa, spesso funzionale più al racconto che alla realtà.

In Falsissimo, Corona tenta un passaggio ulteriore: smettere di essere solo oggetto di narrazione per diventare narratore. Non per riscrivere la propria storia in chiave celebrativa, ma per inserirla in un contesto più ampio, fatto di relazioni, interessi e compromessi.

Il racconto non si concentra soltanto su ciò che è stato mostrato, ma soprattutto su ciò che è rimasto fuori campo. Su come certi meccanismi abbiano funzionato per anni con la complicità di molti e la responsabilità di pochi. È una metamorfosi rischiosa, perché espone chi parla a nuove critiche. Ma è anche l’unica che permette di spostare l’attenzione dal singolo caso alla struttura che lo ha reso possibile.

Il sistema

Uno dei temi centrali di Falsissimo è il potere mediatico. Non come entità astratta, ma come rete concreta di rapporti tra informazione, spettacolo, politica e affari. Un sistema che decide cosa diventa notizia, cosa viene amplificato e cosa invece deve restare invisibile.

Corona racconta un’informazione che non si limita a informare, ma seleziona, indirizza, protegge. Un ecosistema in cui il confine tra giornalismo e intrattenimento si dissolve, e la verità diventa spesso una variabile negoziabile. Alcune storie emergono con violenza, altre vengono silenziate. Non per mancanza di fatti, ma per convenienza.

Falsissimo promette di portare questi meccanismi sul palco attraverso episodi concreti, vissuti in prima persona. Non analisi teoriche, ma dinamiche reali: telefonate, accordi non dichiarati, pressioni indirette. Un racconto che mette in discussione l’idea stessa di neutralità dell’informazione.

I silenzi

Se lo scandalo è visibile, il silenzio lo è molto meno. Eppure, secondo Corona, è proprio il silenzio lo strumento più potente del sistema mediatico. Falsissimo insiste su questo punto: non tutto ciò che conta viene raccontato, e non tutto ciò che viene raccontato conta allo stesso modo.

Esistono figure pubbliche che, per ruolo, relazioni o utilità sistemica, restano intoccabili. Attorno a loro si costruisce una zona di protezione fatta di omissioni, narrazioni edulcorate, distrazioni strategiche. In questo quadro, il gossip non è semplice curiosità, ma leva di controllo.

Sul palco, Corona parla di come il gossip sia stato usato per colpire alcuni e risparmiare altri. Di come certi scandali abbiano avuto spazio infinito, mentre altri siano stati rapidamente archiviati. Il risultato è una realtà deformata, in cui la percezione pubblica viene guidata più dai silenzi che dalle notizie.

Le cadute

Un elemento centrale di Falsissimo è l’assunzione di responsabilità. Corona non si presenta come osservatore esterno né come vittima assoluta. Racconta anche i propri errori, le scelte sbagliate, le cadute personali che hanno avuto conseguenze profonde e irreversibili.

Questa dimensione è fondamentale per evitare che lo spettacolo si trasformi in un atto di autoassoluzione. Il racconto riconosce che il sistema può spingere verso determinate derive, ma non cancella la responsabilità individuale. È una narrazione che accetta la contraddizione e rifiuta la semplificazione.

Il palco diventa così uno spazio di esposizione totale, in cui fragilità ed eccessi convivono. Un approccio raro in un panorama mediatico che tende a dividere nettamente tra buoni e cattivi, colpevoli e innocenti, senza mai soffermarsi sulle zone grigie.

La parola

“La libertà di parola non si chiede. Si esercita.” Questa affermazione sintetizza l’anima di Falsissimo. Non è una provocazione fine a sé stessa, ma una dichiarazione di metodo. Corona sceglie di esporsi senza chiedere permesso, accettando il rischio della divisione e della critica.

Falsissimo non cerca di piacere a tutti. Disturba, divide, genera reazioni contrastanti. Ma proprio per questo resta. Perché mette in discussione la narrazione ufficiale e costringe lo spettatore a interrogarsi sul proprio rapporto con l’informazione, con il consenso e con il silenzio.

Al di là del giudizio sul suo protagonista, Falsissimo si inserisce in un momento storico in cui la fiducia nei media è fragile e la richiesta di verità alternative è sempre più forte. Che venga accolto come atto di coraggio o come operazione controversa, lo spettacolo pone una domanda che va oltre Fabrizio Corona: chi decide oggi cosa è vero, cosa è falso e cosa non deve essere detto?

In questa domanda risiede la sua forza. E anche il motivo per cui Falsissimo, comunque lo si giudichi, è destinato a lasciare un segno.

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