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Il “nuovo vecchio” mondo di Trump: make America guilty again.

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Dall’inizio del suo secondo mandato, 20 gennaio 2025, l’autoproclamato Nobel per la Pace Donald Trump ha inanellato una serie di operazioni militari e di politica estera senza precedenti per tempistica e portata: militari, verso Somalia e Nigeria, area dei Caraibi, Siria, Yemen, Venezuela e in ultimo Iran. Senza contare le minacce e pressioni verso Cuba, Groenlandia, e Cina (riguardo Taiwan). Politiche, verso Ucraina (sospensione aiuti), NATO e Europa (imposizione 5% spesa militare), e ritiro da ben 66 organismi e trattati internazionali in essere, creandone di nuovi in modo indipendente con determinati Stati e condizioni. Senza contare le sanzioni, i dazi, e il Board of Peace. Ma qual è il progetto?

 

RECUPERARE L’ORDINE MONDIALE

Cosa sta facendo Trump? Qual è il progetto? Cosa vuole ottenere? Il quadro generale è palesemente proteso verso un recupero e ridefinizione dell’ordine mondiale. Per decenni ormai gli Usa hanno “perso terreno”, soprattutto nei confronti della Cina (con la propria involontaria complicità negli anni), ma anche nei confronti di altri Stati, a causa dei cambiamenti epocali di mercato, tecnologia, risorse energetiche. I “pericoli” erano diventati troppi. Come risolverli? Come non “indebolirsi”? Con la solita diplomazia lenta e incerta? No, secondo lui.

L’unico modo che poteva concepire è stata la “vecchia” prepotenza unilaterale, calpestando diritti basilari nazionali e internazionali. Ecco che allora Trump non sta altro che attuando coerentemente il “suo” progetto MAGA, Make America Great Again, rendere di nuovo l’America grande e dominante sul mondo, con le dovute sfere di influenza lasciate alle altre grandi potenze come Cina e Russia, ma sempre nei limiti. Al contempo indebolire e dominare su Stati deboli e aree del mondo, e “colonizzare” nuove zone di risorse energetiche, per essere sempre i più “forti” e più “ricchi”, al fine di ottenere anche e soprattutto quella che lui stesso chiama “Dominanza Energetica”.

 

LE COLPE

Ovviamente ciò che di fatto sta realizzando, consapevolmente o meno, è anche un altro tipo MAGA: Make America Guilty Again, rendere l’America di nuovo colpevole. Come nei secoli hanno sempre fatto gli USA, si fa valere la “legge del più forte”, in spregio del diritto internazionale, dell’ONU, e anche a volte di quello nazionale (sì, senza autorizzazione del Congresso americano, al netto dei vulnus legislativi), con pretesti diversi, non ultimo quello della “difesa preventiva”, senza che nessuno organismo internazionale pare possa porre freno a tali violazioni, nessun meccanismo automatico, nessuna norma lungimirante e preventiva, nessun tribunale, nazionale o internazionale.

Ovviamente tutto sta avvenendo con grande ipocrisia e doppiopesismo, con lo sdoganamento del concetto all’italiana del diritto internazionale che “vale fino a un certo punto”; anzi peggio: un diritto internazionale “a convenienza”. Con quale autorevolezza e su quali basi si può pretendere che Russia e Cina non possano fare altrettanto, verso Ucraina e Taiwan, ad esempio? Chi stabilisce che stiano o meno difendendosi preventivamente da attacchi o minacce di qualsiasi tipo? Nessuno. Gli USA di Trump hanno ormai ufficializzato l’ ”autocertificazione internazionale”, che ovviamente sa tanto di antico, come la legge della giungla. Senza contare le solite vite umane spezzate, morti militari e civili, uomini, donne, bambini, che nel cinismo dei potenti solo sono numeri, “effetti collaterali” inevitabili e per loro accettabili.

 

IL RISCHIO

Ovviamente l’azione di Trump è una scommessa, o meglio un azzardo, fatto sulla pelle di tutti noi. Scommette sul fatto che siano davvero gli USA ancora i più “forti”. Che la vecchia e immorale logica funzioni ancora, smantellando a colpi di missili l’equilibrio del diritto internazionale raggiunto dopo il secondo dopoguerra, e garantito dall’ONU. Quello che serviva a far sì che certe derive e catastrofi non accadessero più. Il rischio è che non possa finire bene, ovvero con il raggiungimento del suo disegno e del nuovo equilibrio che immagina, ma potrebbe finire anche male, con conflitti armati in vasti regioni del mondo o perfino in un nuovo (e definitivo?) conflitto mondiale, questa volta di proporzioni atomiche.

 

IL “NUOVO VECCHIO” MONDO

Siamo tornati quindi indietro nel tempo, a qualche secolo fa, con la guerra che decideva tutto. E a questo punto non ci resta che sperare, tristemente, che non vi siano reazioni spropositate degli altri Stati, che si esauriscano presto i “conflitti” e le pretese di Trump, possibilmente per vie diplomatiche, che l’ONU possa in qualche modo influenzare l’andamento delle cose, che si creino subito nuovi accordi e trattati. Per far sì che la maggior parte degli attori resti nella loro posizione di “classifica”, per far sì che tutto cambi, affinché nulla cambi. Insomma, per ristabilire gli equilibri del “nuovo vecchio” mondo. Poiché il rischio è troppo alto. Poiché un vecchio e confermato adagio recita: se fai sempre la stessa cosa, fai sempre la stessa fine. E sarebbe una brutta fine.

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