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Juniper & Thorn // RECENSIONE

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Le fiabe sono strumenti potenti – lo sanno i bambini, gli psicoanalisti e, a quanto pare, anche Ava Reid, che con Juniper & Thorn  ci regala un retelling oscuro, cruento e pieno d’amore.

Juniper & Thorn: di cosa parla?

Marlinchen, terza figlia dell’ultimo stregone di Oblya, Zmij Vashchenko, è una strega della carne. Insieme alle sorelle Rose e Undine, anch’esse streghe, vive sotto lo stesso tetto del padre e lavora per lui, offrendo la sua magia ai concittadini in cambio di qualche rublo. La famiglia, sebbene viva in una maestosa villa, ha un disperato bisogno di denaro: lo stregone, infatti, è stato maledetto e, per questo, è condannato a provare sempre fame e a non sentirsi mai sazio.

Zmij è un padre tirannico e brutale. L’uomo – che intasca il denaro guadagnato dalle figlie e che consuma tutto il loro cibo – non concede alle tre streghe di metter piede fuori dal giardino di casa e la povera Marlinchen, a ventitré anni, non conosce altro che la sua dimora. Quando, una sera, le altre due sorelle le chiedono di allontanarsi di nascosto per andare a teatro, è titubante ma, alla fine, sebbene sia terrorizzata, accetta.

La città, con i suoi mille stimoli, la confonde; la folla la spaventa. Quando però assiste allo spettacolo, e soprattutto alla danza del giovane Sevas, la meraviglia copre tutto il resto. L’incontro col ballerino metterà in moto qualcosa nel cuore di Marlinchen, qualcosa che, nel corso della storia, in un crescendo di orrore la aiuterà a separare violenza e amore.

Abuso e trauma

Ispirato alla fiaba dei fratelli Grimm Il ginepro, Juniper & Thorn non fa altro che parlarci – in maniera a volte metaforica, ma spesso diretta – di abuso e trauma. La protagonista, completamente immersa in un ambiente disfunzionale, non riesce nemmeno a capire dove si nasconda la violenza, non la riconosce: tutto quello che fa è reagire, in maniera distorta, a ciò che ha subito per tutta la vita.

Sebbene l’incontro con Sevas sia il motore che mette in moto le vicende e che porterà Marlinchen a compiere il suo arco di trasformazione, la storia d’amore, al contrario di quanto possa sembrare a un primo sguardo, non è centrale. La protagonista pensa spesso al ragazzo, certo, e molte delle scelte che compie nel corso della narrazione ruotano intorno al bel ballerino: ma Sevas è solo un escamotage, la leva di desiderio che consentirà alla povera Marlinchen di alzarsi in piedi per la prima volta e di vedere la verità.

Juniper & Thorn parla per archetipi e tocca delle corde molto specifiche; probabilmente, questo romanzo non piacerà a tutti allo stesso modo, ma, se le disavventure di Marlinchen ti risuoneranno dentro, è molto probabile che apprezzerai molto questa storia. E, nonostante lo svolgimento del romanzo sia appassionante, quello che davvero ti farà amare Juniper & Thorn sarà il finale.

ATTENZIONE! Da qui in avanti, ci saranno spoiler: per evitarli, vai direttamente al paragrafo successivo.

Marlinchen si disprezza, si considera un mostro: quante delle storie che hanno per protagoniste ragazze abusate, tormentate fino a spezzarsi, costrette a trasformarsi in qualcosa che disprezzano per sopravvivere si concludono con un lieto fine? La letteratura ci ha abituati a pensare che alcune persone non possano essere salvate; che ci sia una linea da non oltrepassare, oltre la quale l’unica soluzione sia il sacrificio, la negazione di sé, la morte.

Invece, Ava Reid ci restituisce un finale dolce, dove non solo la protagonista non ha bisogno di alcun glow up per brillare – resta se stessa, con i suoi pregi e i suoi difetti – ma riesce ad essere felice insieme al suo amore. Ci riesce anche se ci sono dei giorni in cui il trauma torna a bussare alla sua porta: non sparisce per magia e le conseguenze della violenza non si dissolvono, ma Marlinchen, ora, sa che può affrontarle – sa che il dolore passerà, come passa ogni altra cosa e che, anche mentre soffre, è degna di essere amata.

Il valore di una rappresentazione così è, a mio avviso, inestimabile.

L’ambientazione

L’ambientazione fa la sua parte nel rendere Juniper & Thorn una bella lettura: la città di Oblya, divisa tra l’arrivo delle macchine e la magia che resiste all’avanzare della modernità, è la cornice più adatta per questa storia. Inoltre, sebbene non vengano direttamente spiegati i vari gruppi etnici, dopo qualche pagina sarà facile per qualsiasi lettore muoversi tra nomi e riferimenti presenti nel romanzo.

Anche la villa, abitata da piccoli mostri, maestosa e contempo fatiscente, riflette bene la situazione di Marlinchen e ci mostra che persino le cose più preziose, quando non vengono amate, quando vengono maltrattate e trascurate, a una prima occhiata sembrano brutte… o, per dirla con le parole della protagonista, insignificanti.

Juniper & Thorn: vale la pena leggerlo?

Grazie ai suoi personaggi ben realizzati – non sempre simpatici, ma credibili nel loro contesto fiabesco – l’attenzione riservata al trauma e all’abuso – temi trattati, per una volta, bene – e la sua ambientazione decisamente particolare, posso dire, senza ombra di dubbio, che Juniper & Thorn sia una romanzo che merita di essere letto.

Occhio, però, ai temi trattati: consiglio, per chi ne sentisse il bisogno, di controllare con attenzione i Trigger Warning.

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