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La vera storia di Eugenia Carfora, la preside di Caivano

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La vera storia di Eugenia Carfora, la preside di Caivano che ha ispirato la fiction Rai

Non è solo una storia di scuola, ma un racconto di resistenza civile, di coraggio quotidiano e di fiducia ostinata nel futuro. Eugenia Carfora, dirigente scolastica dell’Istituto superiore Anna Maria Ortese di Caivano, è diventata negli anni un simbolo nazionale della lotta alla dispersione scolastica e dell’impegno educativo nei territori più difficili d’Italia. Il suo lavoro, tenace e spesso controcorrente, ha attirato l’attenzione di registi e autori televisivi, fino a ispirare una produzione Rai.

Dal documentario “Come figli miei” di Domenico Iannacone, trasmesso nel programma Che ci faccio qui, è nata infatti l’idea della miniserie “La Preside”, andata in onda su Rai 1. La fiction, con Luisa Ranieri nel ruolo principale, racconta una storia liberamente ispirata alla sua esperienza reale, portando sul piccolo schermo una realtà che per anni è rimasta ai margini del racconto pubblico.

La preside del Parco Verde

Quando Eugenia Carfora accetta l’incarico di dirigente scolastica all’Istituto superiore Anna Maria Ortese, si trova davanti a una situazione drammatica. Il Parco Verde di Caivano è uno dei contesti più complessi della provincia di Napoli: un quartiere segnato da povertà, criminalità organizzata, assenza dello Stato e da una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa. In questo scenario, la scuola rischia di diventare un’istituzione invisibile, svuotata del suo ruolo educativo.

I numeri parlano chiaro: dispersione scolastica altissima, abbandoni precoci, ragazzi che smettono di frequentare senza lasciare traccia, famiglie spesso rassegnate all’idea che il destino dei figli sia già scritto. Il rischio concreto è quello di perdere intere generazioni, inghiottite da un contesto che offre scorciatoie illegali al posto di opportunità.

Carfora, però, rifiuta l’idea di una scuola chiusa in se stessa, confinata dietro cancelli e burocrazia. Per lei il ruolo di preside non è una semplice funzione amministrativa, ma una missione educativa e sociale.

Una scuola che va incontro ai ragazzi

La dirigente decide di uscire fisicamente dalla scuola. Va nei quartieri, bussa alle porte delle case, parla con i genitori, incontra i ragazzi uno per uno. Li chiama per nome, li cerca quando smettono di presentarsi in classe, li convince a tornare. In alcuni casi utilizza persino un megafono per farsi sentire nei palazzi del Parco Verde, trasformando un gesto simbolico in un potente messaggio: la scuola non si arrende.

Il suo approccio è diretto, umano, spesso faticoso. Carfora non giudica, ma ascolta. Non impone, ma propone alternative concrete alla strada. Ai ragazzi non offre illusioni, ma possibilità: studio, competenze, dignità, futuro. In un contesto dove lo Stato è spesso percepito come distante, la scuola diventa l’unica istituzione realmente presente.

Dalla rassegnazione al riscatto

Grazie a questo lavoro costante e alla costruzione di una rete educativa solida, l’Istituto Anna Maria Ortese cambia volto. Nascono laboratori, progetti formativi, attività extracurricolari, collaborazioni con associazioni, enti e realtà del territorio. La scuola si trasforma progressivamente in un presidio di legalità, inclusione e speranza.

Per molti studenti diventa un luogo sicuro, un punto di riferimento quotidiano, uno spazio in cui immaginare un futuro diverso da quello che il contesto sembrava aver già deciso per loro. L’educazione si intreccia con la lotta all’emarginazione, e l’istruzione diventa uno strumento concreto di riscatto sociale.

Il lavoro di Eugenia Carfora non passa inosservato. Nel 2020 viene premiata come miglior dirigente scolastica dall’organizzazione Your Edu Action, un riconoscimento che celebra non solo i risultati ottenuti, ma soprattutto il valore umano e civile del suo impegno.

Una storia che diventa racconto collettivo

La fiction Rai “La Preside” non è un semplice omaggio, ma il segno di quanto la sua esperienza abbia toccato l’opinione pubblica. Attraverso il linguaggio della televisione, la storia di Caivano diventa una storia nazionale, capace di accendere i riflettori sul ruolo fondamentale della scuola nei territori fragili.

Eugenia Carfora continua ogni giorno il suo lavoro, lontano dai riflettori, con la stessa determinazione di sempre. Perché, come dimostra la sua storia, cambiare il destino di un territorio può partire anche da un’aula scolastica, da una porta bussata, da un ragazzo che torna a sedersi tra i banchi.

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