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1 anno agoon
Il video in cui ieri la presidente del Consiglio Giorgia Meloni dichiarava di aver ricevuto un avviso di garanzia ha fatto il giro del web, delle televisioni ed è stato anche riportato da diversi quotidiani. Ma cos’è successo davvero?
L’Associazione Nazionale Magistrati afferma che ci sia stato un fraintendimento da parte della politica: quello ricevuto dalla premier non sarebbe un avviso di garanzia, ma la comunicazione – prevista dalla legge costituzionale numero 1 del 1989 – della denuncia ricevuta e della trasmissione degli atti al tribunale dei Ministri. Quello ricevuto dalla presidente del Consiglio non può, infatti, essere un avviso di garanzia – che viene inviato a una persona indagata quando deve essere informata delle indagini – poiché l’indagine non è nemmeno ancora partita. Si tratta, per l’ANM, di un semplice “atto dovuto“, in quanto la legge prevede che “l’attività di indagine venga svolta dal tribunale dei Ministri e non dalla procura della Repubblica“.
Ma, chiarito questo punto, qual è l’oggetto della denuncia ricevuta da Giorgia Meloni? Le accuse sono di peculato e favoreggiamento sul caso Almasri, il comandante libico – che, ricordiamo, è ccusato dalla Corte dell’Aja di crimini contro l’umanità – arrestato in Italia e poi non solo rilasciato, ma anche accompagnato a Tripoli su un volo di stato.
La Corte dell’Aja aveva richiesto, il 18 gennaio, l’arresto i Almasri in sei Stati, tra cui l’Italia. La richiesta è stata quindi trasmessa tramite i canali designati ed è stata preceduta, come da prassi, da una consultazione e coordinamento con ogni Paese, proprio per assicurarsi che la richiesta fosse stata accettata. Le cose, però, sarebbero proseguite in modo anomalo: la Digos di Torino, infatti, sembrarebbe non aver avvisato il ministero della Giustizia e la Questura avrebbe quindi applicato una procedura sbagliata. A questo punto, la Corte d’appello di Roma non ha potuto convalidare l’arresto – i giudici della capitale avrebbero provato a contatare il ministro della Giustizia, che tuttavia non avrebbe dato risposta per più di 24 ore.
Almasri sarebbe quindi stato espulso dall’Italia e rimpatriato con un volo di Stato.
A presentare l’esposto è stato l’avvocato Li Gotti, che ha dichiarato di aver fatto “una scelta giudiziaria, non politica.” La presidente del Consiglio ha definito l’avvocato come un “ex politico di sinistra, molto vicino a Romano Prodi” aggiungendo che sia “conosciuto per aver difeso pentiti del calibro di Buscetta, Brusca e altri mafiosi“. È vero che Li Gotti ha difeso diversi pentiti, ma ha rappresentato anche le famiglie delle vittime di piazza Fontana e dei membri della scorta di Aldo Moro, assassinati, com’è tristemente noto, dalle Brigate Rosse.
“Non sono ricattabile, non mi faccio intimidire.” ha detto la premier nel video in cui presentava la comunicazione “È possibile che per questo sia invisa a chi non vuole che l’Italia cambi e diventi migliore, ma anche e soprattutto per questo intendo andare avanti per la mia strada.”
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