Cronaca
NASA, via libera al ritorno dei Falcon 9: mercoledì il primo volo verso la ISS
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3 giorni agoon
Riparte la rotazione degli equipaggi dopo settimane di incertezza
La NASA ha confermato ufficialmente che mercoledì 11 febbraio partirà il primo volo verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) dopo la sospensione temporanea dei lanci dei razzi Falcon 9 di SpaceX, decisa in seguito a un’anomalia tecnica riscontrata durante una missione precedente. A bordo della capsula Crew Dragon voleranno quattro astronauti della missione Crew-12, con l’obiettivo di ristabilire quanto prima l’equilibrio operativo dell’avamposto orbitante, messo a dura prova da una storica evacuazione medica d’emergenza avvenuta nelle scorse settimane.
La missione segna un passaggio cruciale per il programma di voli commerciali con equipaggio della NASA, non solo perché rappresenta il ritorno al volo del Falcon 9 dopo lo stop precauzionale imposto dalle autorità aeronautiche statunitensi, ma anche perché arriva in un momento delicato per la gestione della ISS, rimasta con un equipaggio ridotto di soli tre membri. Una situazione senza precedenti nella lunga storia del laboratorio spaziale che orbita a circa 400 chilometri dalla superficie terrestre.
Secondo quanto comunicato dall’agenzia spaziale statunitense e riportato dall’agenzia AFP, il lancio consentirà di riportare il numero di astronauti a bordo a sette unità, garantendo la piena operatività scientifica e tecnica della stazione. Un ritorno alla normalità atteso con impazienza dalla comunità spaziale internazionale, dopo settimane di interrogativi e preoccupazioni legate sia alla salute degli astronauti coinvolti sia all’affidabilità del vettore di lancio più utilizzato al mondo.
L’evacuazione medica: un evento senza precedenti nella storia della ISS
La decisione di anticipare il rientro sulla Terra dell’equipaggio della Crew-11, avvenuta circa un mese prima del previsto, ha segnato un momento storico per la Stazione Spaziale Internazionale. Si è trattato, infatti, della prima evacuazione medica d’emergenza dall’inizio delle operazioni della ISS, inaugurata nel 1998 come simbolo di cooperazione scientifica e diplomatica tra Stati Uniti, Russia, Europa, Giappone e Canada.
La NASA ha mantenuto il massimo riserbo sulle condizioni di salute che hanno reso necessario l’intervento, limitandosi a confermare che la decisione è stata presa per tutelare la sicurezza dell’astronauta coinvolto e dell’intero equipaggio. Nessun dettaglio è stato fornito sulla natura del problema medico, né sull’identità della persona interessata, nel rispetto dei protocolli di privacy e sicurezza.
L’evacuazione ha avuto conseguenze immediate sull’organizzazione delle attività a bordo. Con il rientro anticipato della Crew-11, la stazione è rimasta operativa con un equipaggio minimo di tre astronauti, costretti a concentrare le proprie energie sulle funzioni essenziali di manutenzione, controllo dei sistemi e supporto vitale. Molti esperimenti scientifici sono stati rallentati o temporaneamente sospesi, in attesa dell’arrivo di rinforzi.
Gli esperti sottolineano che, sebbene la ISS sia progettata per funzionare anche con un numero ridotto di persone, la presenza di un equipaggio completo è fondamentale per garantire il pieno sfruttamento delle sue potenzialità scientifiche. Ogni astronauta svolge ruoli altamente specializzati e la riduzione del personale può compromettere la capacità di rispondere rapidamente a eventuali emergenze tecniche.
Il blocco dei Falcon 9 e l’indagine sulla mancata accensione del motore
Ad aggravare ulteriormente la situazione è arrivata, all’inizio della settimana, la decisione di SpaceX di sospendere temporaneamente i voli dei razzi Falcon 9. La scelta è stata presa in seguito a un’anomalia riscontrata durante una missione precedente, definita dalla Federal Aviation Administration (FAA) come una “mancata accensione del motore di stadio 2”.
Il Falcon 9 rappresenta oggi la spina dorsale del programma spaziale statunitense: è il vettore più utilizzato per il trasporto di satelliti, rifornimenti e astronauti verso l’orbita terrestre bassa. Qualsiasi problema tecnico che ne comporti la sospensione ha quindi ripercussioni immediate su un’ampia gamma di missioni, sia civili sia commerciali.
La FAA ha avviato un’indagine approfondita per comprendere le cause dell’anomalia e verificare che non sussistessero rischi per la sicurezza dei futuri lanci con equipaggio. SpaceX, da parte sua, ha collaborato fornendo dati, analisi e simulazioni, ribadendo l’impegno a rispettare gli standard più elevati di affidabilità.
Venerdì, un portavoce della Federal Aviation Administration ha annunciato all’AFP che “il veicolo Falcon 9 è autorizzato a tornare in volo”, ponendo fine alla pausa temporanea. Una decisione che ha immediatamente dissipato i timori di un rinvio del lancio della Crew-12 e ha consentito alla NASA di confermare la data dell’11 febbraio.
La missione Crew-12: obiettivi, equipaggio e importanza strategica
La missione Crew-12 non è una semplice rotazione di routine, ma assume un valore strategico particolare nel contesto attuale. I quattro astronauti in partenza avranno il compito di ristabilire il normale assetto operativo della ISS, subentrando alla Crew-11 e garantendo la continuità delle attività scientifiche e di ricerca.
Una volta attraccata alla stazione, la capsula Crew Dragon consentirà di riportare l’equipaggio complessivo a sette membri, numero considerato ideale per la gestione simultanea di esperimenti, manutenzione dei sistemi e attività extraveicolari. Tra le priorità della missione figurano la ripresa di studi in microgravità nei campi della biologia, della medicina e della scienza dei materiali, oltre al supporto a nuovi esperimenti tecnologici legati alle future missioni lunari e marziane.
Il lancio rappresenta anche un banco di prova per la collaborazione tra NASA e SpaceX, un partenariato che negli ultimi anni ha rivoluzionato l’accesso allo spazio per gli Stati Uniti. Dopo l’anomalia tecnica e la sospensione precauzionale, il successo della Crew-12 sarà osservato con estrema attenzione da agenzie spaziali, governi e operatori del settore.
In un momento in cui la ISS si avvicina alla fase finale della sua vita operativa, prevista per il prossimo decennio, ogni missione assume un peso crescente nella raccolta di dati scientifici e nell’affinamento delle tecnologie che saranno utilizzate sulle future stazioni spaziali commerciali.
Sicurezza, cooperazione internazionale e futuro della Stazione Spaziale
L’episodio dell’evacuazione medica e la successiva sospensione dei lanci hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza delle missioni spaziali con equipaggio e sulla resilienza delle infrastrutture orbitali. La ISS resta uno degli ambienti più complessi mai costruiti dall’uomo, un laboratorio in cui la cooperazione internazionale è essenziale per affrontare situazioni impreviste.
Nonostante le tensioni geopolitiche sulla Terra, la stazione continua a rappresentare un raro esempio di collaborazione tra Paesi con interessi spesso divergenti. La gestione dell’emergenza medica e la pianificazione della Crew-12 hanno coinvolto partner internazionali e dimostrato, secondo molti analisti, l’efficacia dei protocolli condivisi sviluppati in oltre vent’anni di operazioni congiunte.
Guardando al futuro, la NASA ha ribadito che la sicurezza degli astronauti rimane la priorità assoluta, anche a costo di ritardare missioni o sospendere temporaneamente i lanci. Allo stesso tempo, l’agenzia è impegnata a garantire la continuità delle attività scientifiche fino alla dismissione della ISS, prevista intorno al 2030.
Il decollo dell’11 febbraio segnerà dunque non solo il ritorno alla normalità dopo una fase critica, ma anche un nuovo capitolo nella lunga storia della presenza umana nello spazio. Un promemoria, ancora una volta, di quanto fragile e complessa sia l’impresa di vivere e lavorare in orbita, e di quanto ogni missione rappresenti un equilibrio delicato tra ambizione scientifica e gestione del rischio.
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