Sono passati 80 anni, ma il dolore, a Hiroshima, è ancora vivo: il 6 agosto 1945 alle ore 08:15, Little Boy – come veniva chiamata dai piloti quella bomba atomica – mise fine alla Seconda Guerra Mondiale. La fine della guerra, però, ebbe un prezzo carissimo: la bomba causò migliaia di morti nella città giapponese, che oggi si stringe nel ricordo di quel tragico avvenimento.
Hiroshima rinnova l’appello al disarmo
L’esplosione generatasi dalla bomba all’uranio sganciata dagli Stati Uniti fu devastante – uccise all’istante 78mila persone, ma altre decine di migliaia furono, forse, ancora più sfortunate e morirono a causa delle radiazioni nei mesi successivi. Ad oggi, Hiroshima e Nagasaki sono, per fortuna le uniche città al mondo ad aver subito un bombardamento atomico.
Oggi si terrà, nel Parco Memoriale della Pace della città, l’evento ufficiale dedicato alla cerimonia commemorativa; un’occasione, questa, che non solo mira a ricordare il dramma di ciò che è accaduto, ma anche rafforzare l’appello globale all’abolizione delle armi nucleari – appello che, in questi giorni di forti tensioni internazionali, si fa sempre più urgente. Già negli scorsi giorni il premier nipponico, Shigeru Ishiba, nel corso di un’audizione parlamentare ha lanciato un grave monito: la “catastrofe immane” di Hiroshima, innescata dalla Seconda Guerra Mondiale “non può e non deve essere dimenticata dalle nuove generazioni, per non trovarci a combattere un altro conflitto.”
Eppure, sembra che il mondo sia, ancora una volta, sordo alle lezioni della storia – all’alba di questo terribile anniversario ci affacciamo, tutti, su un mondo sempre più diviso, polarizzato e rancoroso; un mondo che, ancora una volta, sembra danzare sull’orlo di un’ultima catastrofe.
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