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La maxi-fusione tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery entra nella fase decisiva. Dopo il via libera arrivato dalla giudice distrettuale Araceli Martínez-Olguín, l’accordo da 110 miliardi di dollariè diventato operativo il 6 ottobre. L’operazione porta sotto lo stesso gruppo alcuni dei marchi e dei cataloghi più importanti dell’industria audiovisiva americana, modificando gli equilibri di Hollywood e del mercato dello streaming.
Per finanziare l’acquisizione, Paramount ha avviato una maxi-operazione sul debito, tra emissioni obbligazionarie e nuovi prestiti, per un valore complessivo superiore ai 50 miliardi di dollari.
I finanziamenti prevedono rendimenti che possono arrivare al 9%, mentre il nuovo gruppo dovrebbe partire con circa 80 miliardi di dollari di debito netto.
Sono numeri che fotografano le dimensioni dell’operazione e il peso finanziario dell’integrazione tra le due società.
David Ellison, che ha guidato Paramount Skydance alla conquista dell’accordo dopo aver superato la concorrenza di Netflix, ha già iniziato a definire la struttura manageriale del nuovo gruppo.
Casey Bloys, attuale responsabile dei contenuti di HBO, è stato scelto per guidare le attività legate allo streaming, prendendo il posto di Cindy Holland, arrivata da Netflix circa un anno fa.
Il nuovo co-CEO Yion Kreiz, proveniente da Mattel, entrerà invece in carica il 5 ottobre, alla vigilia dell’entrata in vigore dell’accordo. Ellison si concentrerà sulle strategie, mentre Kreiz seguirà la gestione quotidiana e l’integrazione delle attività.
Le dimensioni del nuovo conglomerato emergono soprattutto dall’ampiezza dei marchi che confluiranno sotto la stessa proprietà.
Il catalogo riunirà franchise come Batman, Top Gun, Harry Potter, Star Trek e Il padrino, mentre sul fronte televisivo e dello streaming entreranno in gioco HBO, Paramount+ e Showtime. Tra le produzioni e le serie coinvolte figurano titoli come The Pitt, House of the Dragon, Euphoria, Landman e Lioness. A questo si aggiungono importanti asset nel settore dell’informazione, tra cui CNN e CBS News.
La fusione era stata contestata da diversi Stati americani, guidati dal procuratore generale della California Ron Bonta, che avevano sollevato questioni legate alla concorrenza. Il contenzioso si è concluso con una serie di concessioni. Tra queste figura la creazione di un consiglio di garanti destinato a tutelare l’indipendenza editoriale di CNN e CBS News.
L’accordo prevede inoltre l’impegno a distribuire ogni anno almeno 30 film nelle sale cinematografiche e a destinare ulteriori risorse al cinema indipendente. È previsto anche un aumento della quota di produzioni realizzate negli Stati Uniti.
Tra le condizioni dell’intesa c’è anche un vincolo relativo agli studi delle major in California.
Il nuovo gruppo si è impegnato a non vendere gli studios presenti nello Stato per almeno cinque anni.
Le concessioni hanno contribuito alla definizione dell’accordo con gli Stati che avevano contestato l’operazione, aprendo la strada al via libera giudiziario.
David Ellison ha sostenuto che dall’operazione Hollywood possa uscire rafforzata. Ma il progetto continua a suscitare critiche nel mondo dello spettacolo. Tra le voci contrarie c’è quella dell’attore e attivista Mark Ruffalo, che insieme ad altri esponenti del cinema, tra cui Jane Fonda e Ben Stiller, ha contestato la fusione.
Ruffalo ha sostenuto che l’operazione potrebbe ridurre la creatività e la libertà di espressione e avere conseguenze sull’occupazione, annunciando la volontà di proseguire la mobilitazione.
Se il calendario previsto sarà rispettato, il 6 ottobre segnerà dunque l’avvio ufficiale del nuovo gruppo nato dall’unione tra Paramount e Warner Bros. Discovery.
La fusione riunirà cinema, televisione, streaming e informazione sotto un’unica struttura, mentre le prossime settimane saranno decisive per capire come verranno integrate le diverse società, quali saranno le strategie sui contenuti e come il nuovo colosso affronterà il mercato globale dell’intrattenimento.
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