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Com’era prevedibile, le parole che Vannacci ha rivolto a Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale, hanno fatto fioccare le polemiche, al punto che il leader della Lega, Matteo Salvini, ha telefonato al giornalista per esprimergli “solidarietà e vicinanza” e che anche il CDA della Rai è intervenuto con una nota, definendo le paorle di Vannacci come “inaccettabili”.
Ma cos’è successo? Negli scorsi giorni, Cerno aveva attaccato le posizioni di Futuro Nazionale sulle cosiddette “fasce protette“: nel programma del partito vannacciano, infatti, viene proposta una fascia oraria che coprirebbe quasi tutta la giornata (dalle 6 alle 23) per tenere i minori lontani da quelli che vengono definiti come contenuti “genderisti e omosessualisti“.
Il direttore de Il Giornale, infatti, aveva dichiarato ad Adnkronos: “Ho sentito dire pure che siccome sono omosessuale non dovrei andare in fascia protetta, l’ha detto il generale Vannacci. Io credo che la fascia più protetta di così non possa essere, perché le 14 è protetta dalla democrazia dalle famiglie, dalle persone normali a cui ti rivolgi. E se vogliono ribellarsi si ribellano, la loro protezione viene dalla libertà, caro generale“. Aggiungendo che “se togli tutti i gay dalla televisione dopo non ci resta nessuno, devono mandare la pubblicità praticamente dalle otto di mattina a mezzanotte”.
A questo punto, Vannacci ha risposto a Cerno, accusandolo di “essersi inventato che Futuro Nazionale voglia proibire a chi ha gusti omosessuali di comparire in tv. Non so” ha continuato l’ex-generale “se chi ha gusti invertiti abbia il patentino per sparare corbellerie più grosse rispetto a chi ha i gusti che si inquadrano nella normalità, ma le regole in televisione saranno uguali per tutti: in fascia protetta, quando ci sono i bambini davanti allo schermo, la propaganda gender e omosessualista non deve poterla fare né chi ha gusti omosessuali né chi ha gusti eterosessuali“. Non pago, Vannacci ha affermato ancora: “Cerno, che dichiara di avere una preferenza erotica per i maschietti, di spazio ne ha dappertutto, ha fatto il senatore del Partito democratico, è stato dirigente di Arcigay, oggi è direttore de Il Giornale e fa il guru del centrodestra, ha addirittura una trasmissione in Rai. Ma di cosa si lamenta? A me, per esempio, son sempre piaciute le donne e ciò non mi ha garantito né una citazione eterna nella Commedia di Dante né il patentino di ‘sparare minchiate’, come dice lui, tantomeno sulla pelle dei bambini“.
Non si è fatta attendere la replica di Cerno: “Io penso” ha detto “che una persona che non sa argomentare senza insultare il prossimo abbia un serio deficit di contenuti. Vannacci mi insulta perché non regge un confronto nel merito. È una dinamica che capisco e conosco bene, la sinistra la usa da sempre. E capisco adesso perché in Parlamento Vannacci vota con la sinistra. Faccia come crede, gli italiani giudicheranno“.
Il CDA Rai è intervenuto quindi con una nota, in cui si legge: “Le parole di Roberto Vannacci su Tommaso Cerno sono inaccettabili. Parlare di ‘gusti invertiti’ è un’espressione offensiva e discriminatoria, che non può trovare spazio in un confronto civile e istituzionale. Nel servizio pubblico si possono discutere e contestare le idee, anche con fermezza. Non è invece accettabile che l’orientamento sessuale venga utilizzato per delegittimare una persona o il suo ruolo professionale. È questo il principio di uguaglianza che la Rai, in quanto servizio pubblico, è chiamata a garantire“.
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