Piano Draghi: 800 miliardi di euro l’anno ma è già finito nel cassetto. La Germania: “No al debito comune.”
Il piano non piace ai “Paesi frugali”
Von der Leyen prepara il campo per evitare i veti, ma la parte più coraggiosa del dossier dell’ex Bce rischia di essere cancellata dal programma. Non piace ai Paesi frugali: Germania, Olanda, Austria, Svezia e Danimarca.
Mario Draghi ieri ha presentato il suo piano per la competitività dell’Europa e ha detto chiaramente che il “declino è già iniziato”. La perdita di competitività del continente è innegabile, come dimostrato dall’assenza di aziende europee leader in settori strategici a livello globale rispetto a trent’anni fa.
800 mld per risollevarel’UE
Serviranno per l’ex Bce almeno 800 miliardi di euro all’anno per risollevare l’Ue. Ma il suo report ha già suscitato polemiche e prese di posizione forti. Come quella della Germania, il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner ha detto chiaramente: “Con il debito comune dell’Ue non risolveremo nessun problema strutturale: le sovvenzioni non mancano alle imprese. Sono vincolati dalla burocrazia e dall’economia pianificata“. Da qui si può capire quale potrà essere il futuro del Rapporto sulla competitività europea di Mario Draghi e le difficoltà che avrà la prossima Commissione a mettere in pratica alcune delle sue parti.
Non è un mistero che per i Paesi Frugali, Germania e Olanda in testa, ma anche Austria, Svezia e Danimarca, gli eurobond restino un tabù. Si spiega così la cautela della presidente von der Leyen su questo punto.
Piano Draghi: innovazione, energia, sicurezza i 3 pilastri
Il piano di Draghi mira a colmare il divario attraverso investimenti nell’innovazione, nella decarbonizzazione sostenibile e nella riduzione delle dipendenze da fornitori di materie prime e tecnologie strategiche. Ma il lavoro di Draghi va oltre gli eurobond: si tratta di una “visione”, di una strategia industriale per rilanciare la competitività europea in dieci settori.
Alcuni punti sono già stati assorbiti dalla presidente della Commissione nel suo discorso programmatico di luglio davanti al Parlamento europeo, quando ha chiesto il voto per la riconferma. Il presidente del gruppo Weber ha ringraziato Draghi per il lavoro svolto e ha concordato che “il momento di agire è adesso, con pragmatismo e fermezza”.
Ma sul debito comune anche la Cdu, che si prepara a vincere le elezioni nazionali tedesche nel 2025, è contraria. La ricetta Draghi, in sintesi, vuole evitare la “lenta agonia” anche con “il voto a maggioranza” in Consiglio, superando i veti dell’unanimità.
Piano Draghi: l’augurio di Gentiloni e gli investimenti privati
“Mi auguro che il rapporto non finisca in un cassetto”, ha commentato il commissario all’Economia Gentiloni, sottolineando che avere 7-800 miliardi di finanziamento “è difficile da realizzare, però se non abbiamo questa ambizione penso che rischiamo parecchio”. Un altro punto delicato riguarda le riforme istituzionali e il metodo decisionale, specie il superamento del voto all’unanimità su alcuni temi così come l’idea di procedere con la cooperazione rafforzata tra i Paesi Ue più «volenterosi» o trattati intergovernativi.
Certo, uno dei passaggi più spinosi – e più attesi – del rapporto Draghi era quello sui finanziamenti, dato che serviranno risorse immense per finanziare alcune delle misure proposte. “Se le condizioni politiche e istituzionali sono presenti, l’Ue dovrebbe continuare, basandosi sul modello del NextGenerationEu, a emettere strumenti di debito comune, che verrebbero utilizzati per finanziare progetti di investimento congiunti volti ad aumentare la competitività e la sicurezza europea“, si legge nel rapporto. La logica, ad ogni modo, non sarebbe quella del debito ‘a prescindere’ ma dell’azione mirata, laddove la leva pubblica serve anche ad innescare gli investimenti privati.
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