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Il nuovo film di Resident Evil diretto da Zach Cregger è molto diverso dagli adattamenti cinematografici che l’hanno preceduto – ma, forse proprio per questo, è il migliore tra tutti. La telecamera, infatti, non segue le vicende relative a uno dei protagonisti della saga – non c’è Leon Kennedy (sebbene ci sia un easter egg dedicato a lui) e nemmeno Ada Wong: il protagonista della pellicola è invece Bryan che, in una notte fredda e nevosa, accetta in extremis un’ultima consegna a Racoon City.

Sarà, inutile dirlo, l’inizio della rovina per il povero fattorino che si troverà, suo malgrado, ad affrontare entità mostruose, bagni di sangue e situazioni al limite del grottesco. E forse è uno dei primi punti di forza di questo Resident Evil: non si prende troppo sul serio e, proprio per questo, non si trasforma in una macchietta.
Bryan non è, lo abbiamo detto, un eroe ma uno degli NPC che costellano la saga, uno di quelli che, lungo il cammino, semina indizi e messaggi. Contemporaneamente, Bryan è anche un videogiocatore e il giocatore tipico di Resident Evil: urla, si spaventa, dice parolacce e si ripete che niente di ciò che lo circonda è reale.
Zach Cregger gioca sul filo della metanarrativa, anche aiutandosi con le inquadrature – che passano dalla terza alla prima persona e che ricordano tantissimo una sessione di gaming – e il risultato, anche grazie a una fotografia incredibile e a un comparto sonoro particolarmente curato, è eccezionale. Nonostante si strizzi spesso l’occhio ai fan della saga, il film comunque mantiene una sua profondità: gli orrori che affronta il protagonista sono il riflesso distorto delle sue paure e la sua caratterizzazione, per quanto resti giocosa, è sufficientemente profonda da far affezionare lo spettatore.

Non vi sveliamo cosa ne sarà di Bryan – ma possiamo dire che per essere una blind run senza salvataggi è stato davvero un giocatore incredibile. Quindi, non possiamo che consigliarvi questo film, senza riserve, sia che siate fan della saga videoludica che amanti dell’horror.
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