Published
1 anno agoon
Segregato e sottoposto a continui abusi per vent’anni dalla matrigna: questo è quanto a raccontato un trentaduenne del Connecticut, negli USA, che, lo scorso febbraio, ha appiccato un’incendio alla casa dove ha raccontato di essere stato tenuto prigionero. “Un disperato tentativo di libertà“, hanno detto le autorità locali; ma la matrigna, la cinquantaseienne Kimberly Sullivan, si dichiara non colpevole.
Quando è scoppiato l’incendio e gli agenti sono arrivati, hanno trovato l’uomo gravemente denutrito – 30 chili per 1,7 metri – sporco e trasandato. L’uomo ha raccontato di essere stato recluso da quando aveva appena undici anni: la matrigna l’avrebbe rinchiuso in un ripostiglio e avrebbe aperto la porta solo per dargli un paio di panini al giorno e dell’acqua.

Quando il padre è morto nel 2024, il trentaduenne ha ritrovato un accendino nella giacca del genitore ed è riuscito a nasconserlo. Questo gli ha offerto l’occasione giusta per fuggire: dopo essere riuscito a recuperare della carta e del disinfettante per le mani, ha appiccato le fiamme e finalmente è stato liberato. La madre biologica dell’uomo ha raccontato che “la famiglia” lo stava “cercando da anni.”
L’uomo è adesso ricoverato presso una struttura medica. I sanitari hanno dichiarato che dovrà affrontare una lunga riabilitazione attraverso la fisioterapia e anche un percorso di terapia psicologica.
Sullivan, accusata ora di aggressione, rapimento e crudeltà, a marzo è stata arrestata. Ora è stata rilasciata su cauzione – 300mila dollari – e ha fatto sapere tramite i suoi legali che si dichiarerà non colpevole. “Non è stato rinchiuso in una stanza.” dicono gli avvocati “Lei non lo ha trattenuto in alcun modo, gli ha fornito cibo e riparo.”
___
Potrebbe interessarti anche:
___
Continua a seguirci su Facebook e scopri gli ultimi aggiornamenti cliccando qui.


