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2 anni agoon
Nelle scorse settimane si è diffusa su diversi media la notizia secondo cui per accedere ai siti di natura pornografica e d’azzardo servirà lo Spid a partire dal prossimo anno, il 2025.
A richiederlo, l’Agcom (ossia l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni). A tal proposito vanno fatte delle precisazioni. È corretto che i fornitori di tali servizi dovranno assicurarsi realmente (cioè in via ufficiale, tramite un’identità digitale) che gli utenti siano effettivamente maggiorenni. Ma ciò non avverrà per forza tramite lo Spid, o la Cie (Carta d’identità elettronica).
Il controllo potrà avvenire attraverso software installati su smartphone o pc oppure via Internet. L’Autorità non ha imposto alcuna particolare tecnologia o esibizione di un determinato documento per accedere ai siti hard. Ad esempio, per le piattaforme che utilizzano applicativi installati, gli utenti potranno usare una app dedicata per autenticarsi e fornire la prova direttamente, semplificando il processo.
Spetta al singolo fornitore, dunque, capire come applicare il regolamento. Basta che lo faccia rispettando la privacy dell’utente: non saprà i dettagli della persona che si collega al proprio sito e non dovrà nemmeno sapere quale servizio, in quel momento, sta richiedendo la verifica.
Bisogna tornare indietro alla seduta del 24 settembre 2024 in cui l’Agcom ha approvato un nuovo schema di regolamento che stabilisce le modalità tecniche e di processo per l’accertamento della maggiore età degli utenti online. Il provvedimento è noto come “age assurance” o “verifica dell’età” ed è stato adottato in attuazione del decreto Caivano, ossia la legge del 13 novembre 2023, n. 159. Il decreto era stato varato dopo lo stupro di gruppo avvenuto nel Comune campano a opera di alcuni minorenni ai danni di due ragazze di 10 e 12 anni.
Col provvedimento, il governo è voluto intervenire non solo sul degrado della città, ma anche per imporre una stretta sui reati commessi da minori con norme ad hoc. Alcune parti del decreto riguardavano anche la tutela dei più piccoli, come l’obbligo da parte dei siti pornografici di verificare che i propri utenti fossero effettivamente maggiorenni.
Laura Aria, commissaria di Agcom, ha spiegato i motivi della stretta imposta dall’Autorità, che riguarda l’accertamento della maggiore età degli utenti online: “L’abbiamo fatto per attuare una legge nazionale, che si riferiva ai soli siti porno. Abbiamo visto però che anche l’Europa, nel regolamento Digital Services, prevede l’obbligo di verifica dell’età a tutela dei minori e si appresta a pubblicare linee guida di adeguamento“.
A essere interessati dalla decisione dell’Agcom sono porno, gioco d’azzardo e scommesse. Ma come avverrà questo controllo? Ecco, qui c’è la questione chiave. Agcom infatti ha fornito solamente linee guida. Il controllo, insomma, potrà avvenire attraverso software installati su smartphone o pc oppure via Internet. Quindi non per forza lo Spid servirà per accedere ai siti hard. L’Autorità non ha imposto alcuna particolare tecnologia o esibizione di un determinato documento per accedere ai siti hard: lascia libertà di decisione alle singole organizzazioni. Basta che rispettino la privacy degli utenti, il Gdpr e il Digital Services Act.

Le norme disposte da Agcom sono compatibili con quanto richiesto dalla Commissione Europea con il Digital Service Act, il quale sancisce nell’Articolo 28, la necessità di tutelare maggiormente i minori dal pericolo di “essere danneggiati nell’età dello sviluppo fisico, mentale e morale”.
In particolare le piattaforme più importanti dovranno porre maggiore attenzione ai meccanismi di verifica dell’età, che devono comprendere anche strumenti di controllo parentale e di segnalazione di abusi o per richiedere sostegno. Pornhub (che aveva già suggerito una soluzione sotto forma di «una verifica dal dispositivo») e Xvideos lo scorso dicembre sono entrate nel mirino dell’ex Commissario europeo Thierry Breton.
L’identificazione di coloro che accedono a siti come quelli pornografici, di scommesse o di gioco d’azzardo avviene comunque attraverso un sistema definito doppio anonimato: l’Autorità garantisce che i fornitori di prova della maggiore età non potranno conoscere il servizio per cui è stato richiesto l’accesso. Un processo dunque diviso in due passaggi, secondo quanto «proposto» da Agcom. «Soggetti terzi indipendenti» dovranno porre la verifica della prova di maggiore età prima tramite identificazione, poi tramite autenticazione, come la fornitura di contenuti pornografici tramite sito o piattaforma.
Una soluzione ad un problema diffuso e variamente affrontato globalmente, dagli Stati Uniti alla Francia. La fruizione dei contenuti a luci rosse è ampiamente diffusa già a 12 anni, senza alcuna limitazione o misura per contenere il fenomeno. Almeno finora.
Infine c’è la questione dell’iter del provvedimento. Nonostante si tratti di un provvedimento di un organismo istituzionale, la misura deve prima passare il vaglio della Commissione Europea per l’approvazione definitiva. Un vaglio che si preannuncia lungo visto che l’applicazione del provvedimento, se approvato dalla Ue, non avverrà prima del 2025.
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