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Trump rimuove il post razzista su Barack e Michelle Obama

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Spero proprio che si tratti di un fake perché è la cosa più razzista che abbia visto uscire dalla Casa Bianca”. Con queste parole il senatore repubblicano Tim Scott, della Carolina del Sud e grande sostenitore di Donald Trump, ha commentato il video apparso che raffigura Barack e Michelle Obama come scimmie.

Scott, l’unico senatore afro-americano del Partito Repubblicano e dirigente della Commissione Nazionale Senatoriale, non ha spiegato quali altre cose razziste lo avranno colpito dall’amministrazione Trump, ma non si trattava affatto di una bufala.

Video rimosso

Dopo 12 ore il video è stato rimosso. Rispondendo a una domanda di un giornalista il presidente Usa ha dichiarato di non avere “sbagliato” spiegando che il post era la responsabilità di un collaboratore. Pochissimi individui hanno accesso all’account Truth Social di Trump. Questi includono Dan Scavino, vice Capo del Gabinetto del presidente Usa, e Natalie Harp, ex giornalista dell’ultra conservatrice rete One American News, e attualmente assistente esecutiva di Trump. La Casa Bianca non ha confermato ma sembra che la Harp sia stata additata come la responsabile.

Le reazioni

Trump è stato costretto a rimuovere il post in grande misura per le reazioni da ambedue i partiti. Hakeem Jeffries, leader dei democratici alla Camera, ha reagito in maniera molto focosa. Il parlamentare di New York ha dichiarato che gli Obama sono “americani brillanti, compassionevoli e patrioti”. Rappresentano il meglio del Paese. “Donald Trump è un vile e squilibrato… il video è disgustoso pubblicato dal cosiddetto presidente”. Jeffries conclude mandando il presidente a quel paese accusando anche i leader repubblicani di supportare “questo individuo malato”. Anche il senatore Jon Ossoff, democratico della Georgia, ha reagito asserendo che Trump pubblica post “come un membro del Ku Klux Klan”, la storica organizzazione suprematista bianca nota per il suo razzismo.

Alcuni repubblicani però hanno alzato la voce ed è questa reazione che avrà convinto Trump a fare marcia indietro. Oltre al senatore Scott, anche i senatori repubblicani Pete Ricketts (Nebraska) e Susan Collins (Maine), e i parlamentari repubblicani Mike Lawler e Michael Turner hanno etichettato il video come inaccettabile.

Attacco agli Obama

Gli attacchi razzisti agli Obama non si limitano solo a loro poiché includono anche per estensione tutti gli americani che condividono quel gruppo razziale. Il giornalista Jamelle Bouie del New York Times ha scritto che è proprio il “razzismo” che motiva Trump, come ci dimostra il suo linguaggio da quando è apparso nella scena politica americana. Bouie continua asserendo che il presidente Usa vede alcuni americani più americani di altri. Facile pensare ai somali-americani che Trump ha attaccato ferocemente, specialmente Ilhan Omar, parlamentare democratica del Minnesota nata in Somalia, asserendo che dovrebbe ritornare al suo Paese, e che non vuole i somali negli Usa.

Al di là di non accettare responsabilità per la pubblicazione del video offensivo Trump ha dichiarato che ha un buon rapporto con gli afro-americani e che lo hanno votato nell’ultima elezione presidenziale. Ha una briciola di ragione poiché nel 2024 Trump è riuscito ad ampliare i consensi del voto afro-americano in comparazione alle elezioni del 2016 e 2020. Trump ha detto anche che lui è stato “grande” con gli afro-americani.

Una condanna falsa?

L’attuale inquilino alla Casa Bianca si è dichiarato anche il “meno razzista presidente in moltissimi anni” ammettendo almeno di essere un po’ razzista. Ciononostante, rispondendo alla domanda di un giornalista se condanna il video offensivo, Trump ha risposto all’affermativo. Da non dimenticare che il presidente Usa spesso dice una cosa e in realtà ne crede un’altra. La sua carriera politica ci fa pensare che la condanna del post razzista sugli Obama suoni completamente falsa.

articolo di Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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