Da anni, davanti al campetto da basket di via Dezza, a Milano, una madre depone un girasole per ricordare il figlio, morto a soli 15 anni in seguito ad un improvviso malore mentre stava giocando proprio su quel campo. Un gesto discreto, ripetuto nel tempo, che si è trasformato in un piccolo memoriale spontaneo conosciuto da molti residenti della zona.
Un commento anonimo accusa: “Così la città diventa una pattumiera”
Negli ultimi giorni, però, quel fiore è stato al centro di un episodio che ha sollevato diverse reazioni. Il girasole, già rimosso più volte da ignoti in passato, è tornato a sparire. Per scoraggiare ulteriori episodi, la madre aveva lasciato un cartoncino che spiegava il significato del fiore: un invito a non toccarlo, perché legato al ricordo del figlio scomparso.
Sul biglietto, però, qualcuno ha risposto con una frase polemica che ha immediatamente alimentato discussioni sia nel quartiere che online: un commento in cui si sostiene che, se ognuno lasciasse fiori in memoria dei propri cari, la città si trasformerebbe in un luogo disordinato, in una “pattumiera.”
Residenti divisi tra chi parla di degrado e chi difende il gesto della madre
L’episodio, pur circoscritto, ha riacceso un dibattito più ampio sul rapporto tra memoria privata e spazi pubblici, sul decoro urbano e sul rispetto per i memoriali che spesso sorgono spontaneamente in luoghi segnati da tragedie personali.
Alcuni cittadini hanno manifestato solidarietà alla madre, portando altri girasoli o lasciando messaggi di supporto. Altri, invece, hanno sottolineato come la gestione degli spazi pubblici debba tenere conto di regole condivise, pur riconoscendo la delicatezza della situazione.
La vicenda di via Dezza mette in evidenza una tensione sempre più frequente nelle grandi città: quella tra la necessità di tutelare ordine e decoro e il bisogno, umano e legittimo, di ricordare. Un equilibrio difficile che, ancora una volta, sembra richiedere più sensibilità che regole.
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