Published
2 anni agoon
Un albergo sempre vuoto nascosto tra le montagne e il bosco, corridoi abitati – o forse infestati – solo dal personale dell’hotel e da un gruppo di ragazze giovanissime in cerca di un futuro. Gli elementi perché Strega, esordio di Johanne Lykke Holm, fosse davvero il romanzo gotico, sensuale e disturbante che prometteva la quarta di copertina c’erano tutti ma, purtroppo, il risultato non è stato all’altezza delle aspettative.

Rafa ha diciannove anni quando arriva a Strega, un paesino sulle Alpi, per lavorare all’Hotel Olympic come cameriera. Quando raggiunge l’albergo, però, si accorge subito che c’è qualcosa che non va: le camere sono sempre vuote e gli ospiti non arrivano mai.
Le giornate all’Olympic si susseguono identiche le une alle altre e, mentre viene istruita con durezza marziale al lavoro di cameriera, Rafa stabilisce un rapporto simbiotico con le ragazze che, come lei, lavorano nell’hotel – prima amiche e poi sorelle, infine lei e le altre diventano una cosa sola. Ma l’orrore è dietro l’angolo e, quando una di loro scompare, tutto precipita.
L’idea alla base di Strega è interessante – l’intento dell’autrice è chiaramente quello di scrivere un racconto gotico che, attraverso gli occhi trasognati di Rafa, sia una metafora della condizione femminile – ma il libro non riesce a mio parere a centrare il bersaglio.
I problemi sono diversi, e vanno dall’esasperazione del lirismo onirico di cui è intrisa la narrazione che, non adeguatamente sostenuto dalla trama o da una protagonista forte, rallenta inevitabilmente la lettura, alla mancanza quasi assoluta di caratterizzazione dei personaggi fino ad arrivare al fatto che gli uomini vengano inspiegabilmente descritti come “assassini” – non si sa cosa sia successo a Cassie, la ragazza scomparsa, quindi perché la protagonista è convinta che a farle del male sia stato un uomo?
In questo romanzo le donne stesse sono descritte in maniera semplicistica e un po’ stucchevole e non basta una scrittura piacevole e poetica a far accantonare il problema. Forse, se Strega fosse stato un racconto e non un romanzo, il giudizio sarebbe stato diverso, ma, per quanto breve, questa storia aveva tutto lo spazio per approfondire la questione.
Anche le motivazioni dei personaggi sono molto blande: spesso Rafa e le altre ragazze fanno cose senza ragioni evidenti – un esempio tra tutti, rompere all’improvviso un bicchiere per disporne i cocci sul davanzale – e non basta l’atmosfera misteriosa e onirica a giustificare una trama che va avanti, ahimé, “perché sì”.
Il problema si trascina fino al finale, dove la protagonista, a un passo dalla soluzione del mistero della scomparsa di Cassie, si ferma senza ragione dopo aver passato più di metà del romanzo a struggersi per l’amica perduta.
Sebbene il romanzo presenti diverse criticità, ci sarà sicuramente chi potrà apprezzarlo. Se cercate una storia onirca, una protagonista che danza sul filo del delirio e cercate poesia più che prosa, forse Strega è ciò che fa per voi.
Ma se cercate un romanzo gotico “tradizionale” o un’indagine lucida sulla condizione femminile, passate oltre senza timore.
___
Forse potrebbe interessarti anche:
___
Continua a seguirci su Facebook e scopri gli ultimi aggiornamenti cliccando qui.


