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1 anno agoon
Tre anni fa iniziava il conflitto in Ucraina e oggi la pace sembra più vicina che mai. Ma a quale costo?
In questi tre anni lo scacchiere mondiale è cambiato così profondamente da dare l’impressione a tutti – ucraini, europei, statunitensi – di vivere su un pianeta, in un’epoca completamente diversi.
Le macerie di Kiev sono diventate lo specchio in cui Bruxelles è obbligata a guardarsi. Il conflitto, che sembrava così lontano da noi, si fa in realtà sempre più vicino, con gli equilibri mondiali pronti a saltare e un’Unione Europea che della sopravvivenza dell’Ucraina come Stato indipendente è costretta a fare un questione esistenziale.
“Non so cosa sia la cosa migliore da fare.” aveva detto Draghi ai leader del Vecchio Continente “Ma fate qualcosa!”
E forse l’Unione Europea, questa volta, riuscirà a non mancare il proprio appuntamento con la storia.
Oggi, proprio in occasione di questo anniversario lordo di sangue, i capi di Stato europei si sono recati a Kiev per mostrare sostegno alla martoriata Ucraina. “In questa lotta per la sopavvivenza” ha affermato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen “non è solo il destino dell’Ucraina a essere in gioco, ma anche quello dell’Europa“.
L’Unione promette a Zelensky un’accelerazione nell’invio di munizioni e di armi, nonché un aumento delle sanzioni punitive nei confronti della Russia. “L’Ucraina” conclude von der Leyen “è l’Europa.”
Un sostegno, quello offerto da Bruxelles, di cui l’Ucraina, all’alba della violenta virata verso Mosca degli Stati Uniti, aveva disperatamente bisogno.
Kiev è provata da questi anni di guerra. Zelensky – vilipeso, offeso, ritratto come un “dittatore” e un “comico mediocre” dal capo di una superpotenza che, fino a pochi giorni prima, era stato suo grande sostenitore e alleato – si dice pronto a fare un passo indietro e disposto a dialogare con Trump pur di avere una pace. Una pace che, però, sia giusta. Una pace che non può e non deve avere, dopo i fiumi di sangue versato, il sapore di una resa.
Il leader ucraino si dice pronto a dimettersi immediatamente, purché ci sia la garanzia che ciò che è accaduto non si ripeta. A patto, insomma, che l’Ucraina entri nella NATO o che almeno, in una visione più realistica, gli USA offrano garanzie di sicurezza in cambio dello sfruttamento del tesoro minerario sepolto in Ucraina.
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