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Il Festival di Sanremo non è mai solo una gara canora; è un rito di passaggio, un album di famiglia che ogni anno sfoglia pagine nuove restando fedele alle proprie radici. Ma l’edizione 2026 ha appena scritto un capitolo destinato a rimanere scolpito nella memoria collettiva. Quando le luci dell’Ariston si sono abbassate per accogliere la co-conduttrice della serata, non è entrata solo una star internazionale da milioni di dischi venduti: è rientrata a casa la “ragazza di Solarolo”. “Bentornata a casa”, le ha sussurrato un visibilmente emozionato Carlo Conti, sintetizzando in tre parole il sentimento di un’intera nazione che ha visto Laura Pausini conquistare il mondo partendo proprio da quel palcoscenico.
L’atmosfera si è fatta elettrica quando sul colossale ledwall è apparsa una clip che ha teletrasportato il pubblico al 1993. Un giovanissimo Pippo Baudo, con la sua proverbiale energia, presentava una debuttante timida ma dalla voce prorompente. Erano i fotogrammi di La Solitudine, il brano che avrebbe cambiato per sempre la vita di Laura e la storia del pop italiano. Vedere la Pausini di oggi, consapevole e radiosa, osservare la sé stessa di trentatré anni fa, è stato un momento di televisione purissima, un ponte teso tra passato e futuro che solo Sanremo sa costruire con tale intensità.
Fasciata in un abito a sirena di velluto di seta blu notte firmato Giorgio Armani Privé, Laura Pausini è apparsa come una visione di eleganza senza tempo. La scelta stilistica non è stata casuale: il blu notte, profondo e magnetico, richiamava la solennità dell’occasione, mentre il taglio scultoreo dell’abito sottolineava la maturità di un’artista che non ha mai perso la grazia degli esordi. “Sono molto felice, grazie per questo sogno”, ha dichiarato l’artista con la voce incrinata dall’emozione, rompendo immediatamente il protocollo del “glamour” per mostrare la sua autenticità, quella cifra stilistica che l’ha resa amata da New York a Madrid, da Parigi a Città del Messico.
Ma la serata non è stata solo una celebrazione del successo. È stata una testimonianza di umiltà. Nonostante i Grammy, i Golden Globe e la nomination agli Oscar, la Pausini ha confessato di aver provato una profonda esitazione davanti alla proposta di Carlo Conti. Condurre Sanremo, il tempio che l’ha generata artisticamente, incute ancora quel “timore reverenziale” che solo i grandi sanno provare. La sua presenza sul palco non è stata dunque una semplice passerella, ma l’atto finale di un lungo percorso di riflessione e amore verso la kermesse.
Il retroscena più toccante, svelato dalla stessa Laura durante la diretta, riguarda il “dietro le quinte” della sua decisione. Davanti all’invito di Conti, il primo istinto non è stato l’orgoglio, ma la ricerca di una guida. L’artista ha rivelato di aver alzato la cornetta per chiamare proprio lui, l’uomo che per primo aveva creduto nel suo talento: Pippo Baudo.
“Laura sei pronta, non aver paura, vai”, le ha detto il decano della televisione italiana. Poche parole, cariche di quella saggezza paterna che ha rassicurato la cantante, spingendola ad accettare la sfida della co-conduzione. “E allora eccoci qua”, ha concluso lei guardando dritta in camera, quasi a voler ringraziare Baudo pubblicamente per averle dato, ancora una volta, la spinta necessaria per spiccare il volo. Questo scambio simbolico rappresenta un passaggio di testimone fondamentale: se Baudo è stato il “padre” del Sanremo moderno, la Pausini ne è diventata l’ambasciatrice globale, e vederli uniti in questo ideale abbraccio telefonico ha dato al Festival 2026 una dimensione epica.
La conduzione della Pausini si preannuncia come un mix di professionalità impeccabile e improvvisazione genuina. Accanto a un Carlo Conti padrone di casa perfetto e istituzionale, Laura porta quella “scossa” di energia romagnola, capace di passare dal rigore del copione alla battuta spontanea, rendendo l’Ariston un luogo meno distaccato e più umano. Il suo ringraziamento per “questo sogno” non è retorica: è il riconoscimento che, per quanto lontano si possa andare, il cuore batte sempre più forte laddove tutto è cominciato. Sanremo 2026 ha ritrovato la sua musa, e il pubblico, a giudicare dall’ovazione interminabile, non aspettava altro.
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