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Pochi giorni fa – nello specifico il 18 aprile – si è insediata a Roma la Consulta di Primavera, l’associazione fondata nel 2025 che mira a unire persone che si riconoscono nei valori della sinistra e che siano sì deluse dall’attuale politica ma che, soprattutto, sperino ancora di poter costituire un futuro migliore per l’Italia.
La consulta, composta da 100 donne e uomini, discuterà su temi e proposte da portare al tavolo del centro-sinistra, temi che spazieranno dalla salute al lavoro, dall’impresa al sociale fino all’economia. “Abbiamo bisogno” spiega Vincenzo Spadafora, fondatore dell’associazione “di rispondere ai bisogni concreti dei cittadini e per questo ci affidiamo a persone che quotidianamente sperimentano soluzione ai problemi della collettività“.

Problemi reali: questo, quindi, il focus di Primavera. E lo ripete Spadafora, che ribadisce anche come, all’indomani del referendum, sia “partito un dibattito surreale sulle primarie. Non parliamone più” conclude “fino a quando non avremo definito una visione comune del Paese che vogliamo costruire e un programma per l’Italia con cui sfidare e battere le destre“.
Ma, oltre ai temi, c’è grande attenzione anche alla rappresentazione di una classe demografica che, negli scorsi anni, è stata messa spesso da parte: i giovani. Nella consulta saranno presenti molti ragazzi e ragazze, giovani uomini e donne, che avranno finalmente occasione di rinconquistare uno spazio per la propria voce.
Qualche giorno fa, Vincenzo Spadafora ha parlato anche di questo sui suoi social: “Dopo la vittoria del NO, la politica ha improvvisamente scoperto i giovani. Illudersi che quella straordinaria partecipazione giovanile – nata per difendere la Costituzione – si trasformi automaticamente in consenso per il centrosinistra è un errore. Ho la fortuna di avere in Primavera tanti giovani impegnati, presenti, consapevoli. Eppure anche loro sanno quanto sia difficile coinvolgere davvero i loro coetanei. […] Per “sintonizzarsi” con loro bisogna parlare il loro linguaggio, coinvolgerli in modo autentico, senza propaganda“.
Un esempio positivo in tal senso, dice Spadafora, è stato portato avanti da Silvia Salis e con il dj set di Charlotte de Witte in piazza. “Perché il punto” spiega “non è portarli a votare per qualcuno. È farli sentire parte di qualcosa“.
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