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Elezioni Israele: i risultati delineano una forte frammentazione

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Trattandosi delle prime consultazioni generali tenutesi dopo gli eventi tragici del 7 ottobre 2023, la partecipazione alle urne ha registrato tassi di affluenza particolarmente elevati in tutto il Paese.

Un risultato a rischio di stallo

Le operazioni di scrutinio relative al rinnovo della Knesset in Israele delineano un quadro politico caratterizzato da profonda frammentazione e da un concreto rischio di stallo istituzionale.

La coalizione di centro-destra e dei partiti religiosi guidata dal Primo Ministro uscente Benjamin Netanyahu si attesta a 53 seggi. Il risultato conferma il contenimento delle posizioni del governo uscente rispetto alle stime della vigilia e impedisce al premier di rivendicare, a scrutinio inoltrato, un percorso lineare verso la formazione di un nuovo esecutivo. Sul fronte opposto, il blocco dell’opposizione guidato dall’ex capo di Stato Maggiore Gadi Eisenkot insegue a quota 48 seggi, riaffermandosi come la principale forza alternativa ma mantenendosi a distanza dalla soglia d’incasso per un mandato diretto.

Il ruolo dei partiti arabo-israeliani

Elemento di rilievo di questa tornata elettorale risiede nelle prestazioni elettorali dei partiti arabo-israeliani. Con il progressivo conteggio dei voti nei collegi urbani e periferici, la rappresentanza araba (con forze quali Lista Comune e Ra’am) sale complessivamente a 19 seggi. Tale quota posiziona il blocco arabo come potenziale ago della bilancia per gli equilibri parlamentari e per le consultazioni che il Presidente dello Stato dovrà avviare al termine dello spoglio.

L’esito definitivo rimane tuttavia legato alla gestione delle decine di migliaia di schede raccolte tramite le cosiddette “doppie buste”. Questo meccanismo include i voti dei militari in servizio attivo, dei diplomatici impegnati all’estero, del personale sanitario negli ospedali e dei detenuti. Tradizionalmente, la verifica di tali schede può spostare la ripartizione marginale dei seggi per una quota compresa tra 2 e 4 deputati, fattore determinante per stabilire se si apriranno trattative per coalizioni trasversali o se il Paese dovrà affrontare una nuova fase di stabilità precaria.

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