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Comicon 2026: intervista a Dima Nassar, creatrice di “Haki w Hitan”

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Usare l’ironia per raccontare la tragedia, sfruttare le potenzialità del gioco per consentire a chiunque di indossare, anche se per poco tempo, gli abiti di un abitante di Ramallah: questo l’ambizioso obiettivi perseguito da Dima Nassar e Dania Omari, autrici del gioco da tavolo Haki w Hitan: reclaim the streets, presenti al Comicon Napoli di quest’anno.

Nel corso del festival, abbiamo avuto modo di farci raccontare proprio da Dima Nassar di questo progetto.

l’autrice Dima Nassar.

SL: Buonasera, Dima. Potresti parlarci un po’ di te?

DN: Sono Dima Nassar, vengo da Jenin ma vivo a Ramallah, in Palestina.

SL: Di cosa parla, in generale, questo gioco?

DN: Questo progetto è stato realizzato da me e mia cugina, Dania Omari. Si tratta un gioco da tavolo e parla di Ramallah, di come la città sia divisa, di come l’occupazione ha diviso la nostra terra in tre sezioni – area A, area B e area C – ciascuna delle quali ha le proprie regole e di come tutte siano sotto il governo Israeliano. Parla anche delle classi sociali in Palestina e delle contraddizioni tra le classi sociali stesse.

SL: Come si gioca?

DN: Ciascun giocatore ha il suo personaggio nel gioco e lo interpreta e reclama la sua terra; lo scopo di tutto il gioco in realtà è quello di riconquistare la propria terra.

SL: Come ti è venuta l’idea? Cosa ti aspetti da questo progetto?

DN: Ho sempre voluto realizzare un progetto che fosse un archivio vivente riguardo il modo in cui viviamo – che lo raccontasse in modo sarcastico, in modo che potesse essere compreso dalle persone e in modo che potessero provare a vivere la nostra realtà per un momento, anche se solo per il tempo effettivo del gioco.

Io credo che lo strumento del gioco da tavolo sia meglio per me delle storie, perché restano di più con te, perché devi incarnare il personaggio, non solo relazionarti con lui, ma proprio essere lui. Si tratta di uno strumento didattico, un archivio vivente riguardo la situazione attuale a Ramallah e nel West Bank… sebbene la situazione cambi molto rapidamente, di anno in anno, forse anche più spesso. Ma questo gioco parla della situazione com’è adesso, proprio ora. Questo è il nostro primo gioco, ma stiamo lavorando anche a un altro paio di progetti.

All’inizio, Haki w Hitan era solo per gli abitanti di Ramallah, per la nostra community. Successivamente però abbiamo capito quanto potenziale avesse per le altre persone, per gli stranieri, affinché capissero meglio la nostra realtà. Abbiamo pensato anche alle persone che vivono la diaspora e che non possono tornare in Palestina: possono capire meglio cosa sta succedendo a Ramallah e nel West Bank, anche dai piccoli dettagli.

SL: Come mai avete deciso di presentare il vostro progetto al Comicon Napoli? E come possiamo fare per sostenere Haki w Hitan?

DN: In realtà è stato proprio Comicon Napoli a contattarci. Volevano parlare della Palestina, quest’anno – son stati fantastici. Per quanto riguarda il sostenerci, abbiamo una pagina GoFundMe tramite la quale stiamo cercando di realizzare effettivamente questo progetto. Il gioco è quasi pronto, questa esposta è la versione finale, ma stiamo ancora lavorando sul packaging per riuscire a produrlo.

SL: Grazie davvero per il tuo tempo.

DN: Grazie a te.

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