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Cinema

Morbo K: la vera storia dei medici che salvarono gli ebrei a Roma

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“Morbo K”: la storia vera di un inganno che salvò molte vite

«Chi salva una vita, salva il mondo intero». È questo il messaggio al centro di Morbo K, la miniserie in onda su Rai1 il 27 e 28 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria. Diretta da Francesco Patierno e prodotta da Rai Fiction e Fabula Pictures, la serie racconta una vicenda autentica e poco conosciuta avvenuta a Roma durante l’occupazione nazista.

Roma 1943 e la minaccia nazista

Nel 1943 il colonnello delle SS Herbert Kappler, a capo delle forze naziste nella capitale, impose alla comunità ebraica romana la consegna di cinquanta chili d’oro per evitare la deportazione nei campi di concentramento. Una richiesta che nascondeva, in realtà, l’intenzione di procedere comunque con le persecuzioni.

L’intuizione del direttore del Fatebenefratelli

A smascherare il pericolo fu Giovanni Borromeo, direttore dell’ospedale Fatebenefratelli sull’isola Tiberina. Consapevole delle vere intenzioni dei nazisti, Borromeo ideò uno stratagemma tanto audace quanto rischioso: fece credere all’esistenza di una malattia letale e altamente contagiosa, il cosiddetto “Morbo K”.

Il reparto segreto e la falsa epidemia

Le famiglie ebree vennero così nascoste in un reparto speciale dell’ospedale, dichiarato infetto. La paura del contagio tenne lontani i soldati tedeschi, permettendo di salvare numerose persone grazie a quella che può essere definita una falsa epidemia, una sorta di “Covid” ante litteram.

Le parole del regista Francesco Patierno

«È una storia davvero incredibile e originale – racconta Patierno – emersa dagli archivi del Vaticano e poi ricostruita in alcuni libri. Medici che, a rischio della propria vita, non si voltarono dall’altra parte e misero in atto una macchinazione geniale e coraggiosa».

Il cast e i protagonisti della miniserie

Il protagonista della serie è Vincenzo Ferrera, che interpreta il professor Prati, personaggio ispirato al vero Giovanni Borromeo. Nel cast figurano anche Giacomo Giorgio, Dharma Mangia Woods, Christoph Hulsen e Marco Fiore, con la partecipazione di Antonello Fassari, recentemente scomparso, e Luigi Diberti.

Il significato del nome “Morbo K”

Lo sceneggiatore Peter Exacoustos spiega: «Il nome deriva dal morbo di Koch, cioè la tubercolosi, ma in quel contesto storico il riferimento alla K di Kappler o di Kesselring non è affatto casuale». Un dettaglio che aggiunge forza simbolica alla narrazione.

Un libro per approfondire la storia

In occasione dell’uscita della serie, la casa editrice HarperCollins segnala il romanzo Una luce nella notte di Roma dello scrittore spagnolo Jesús Sánchez Adalid, che offre un ulteriore sguardo su questo episodio di eroismo dimenticato.

Perché raccontare oggi questa vicenda

«Ho origini tedesche da parte di mio padre, che da giovane fu arruolato nella Wehrmacht – conclude Exacoustos –. È importante che i giovani conoscano questa storia. Passeggiando nel Ghetto di Roma, sembra che la memoria riaffiori dalle stesse mura. E purtroppo, con le guerre e le persecuzioni ancora in corso nel mondo, quella caccia all’uomo non appartiene solo al passato».

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