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Aveva 77 anni ed era malato da tempo. L’avvocato Fabio Anselmo: “Ha dato forza e dignità a una famiglia ferita dall’ingiustizia”
È morto Giovanni Cucchi, padre di Stefano e di Ilaria. Aveva 77 anni ed era malato da tempo. A confermare la notizia del decesso è stato l’avvocato Fabio Anselmo, storico legale della famiglia, che ha voluto ricordarlo con un messaggio commosso pubblicato su Instagram.“Giovanni, con la tua voce hai dato voce a tuo figlio. Grazie per la tua forza.”
Con queste parole, Anselmo ha salutato l’uomo che, insieme alla moglie Rita Calore e alla figlia Ilaria, ha combattuto per oltre quindici anni per ottenere verità e giustizia sulla morte di Stefano Cucchi, deceduto il 22 ottobre 2009, una settimana dopo essere stato brutalmente pestato in una caserma dei carabinieri.
“Ci sono parole che non si dimenticano, che restano incise anche quando le voci che le hanno pronunciate si spengono. Da oggi, purtroppo, Giovanni Cucchi non c’è più”, ha scritto l’avvocato. E ha ricordato le accuse ingiuste che nel tempo avevano colpito il padre di Stefano: “Molti, troppi hanno detto che a Giovanni non fregava nulla di suo figlio, che lo aveva abbandonato. Parole dette per giustificare l’ingiustificabile, per ferire una famiglia già distrutta dal dolore.”
A smentire quelle dicerie, Anselmo ha condiviso la lettera che Stefano scrisse al padre due anni prima di morire, letta da Giovanni in tribunale durante uno dei processi per la morte del figlio.
“Giovanni, mentre leggeva davanti alla Corte, tremava. La voce si spezzava, ma non si fermava ricorda l’avvocato In quell’aula calò un silenzio pesante: quello di chi, per anni, aveva accusato quella famiglia di vergogna e ipocrisia. Quelle parole semplici e sincere hanno distrutto anni di odio, menzogne e depistaggi.”
Il messaggio di Anselmo si chiude con un invito rivolto a chi ancora oggi giudica senza conoscere:
“A chi ha scritto che Giovanni ‘non c’era’. A chi ha detto che ‘se lo meritava’. A chi commenta senza sapere: leggete quella lettera. È la voce di un figlio che amava suo padre. Di un ragazzo che voleva vivere, non morire in una cella. Di una famiglia che non ha mai smesso di esserci.”
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