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Sfiducia a tenaglia: in Francia cade il governo Barnier, che succederà adesso?

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Sfiducia al governo francese: a poco sono valse le doti di negoziatore riconosciute a livello mondiale al Premier Michel Barnier, ex mister brexit d’Europa che trattò l’uscita del Regno Unito dall’Unione.

In tre mesi alla testa di un governo di minoranza non è riuscito a portare a casa ne il bilancio della Sècuritè sociale (che finanzia tutto il welfare francese, ospedali, sussidi, sistema sanitario) né la manovra per il 2025 che avrebbe dovuto traghettare la seconda potenza d’Europa fuori dalle paludi di un deficit e un debito ai massimi livelli.

Michel Barnier si è presentato all’Eliseo per le dimissioni del suo governo al presidente Emmanuel Macron, dopo la mozione di sfiducia che ha posto fine al suo breve mandato da primo ministro. “Sono arrivato al minimo del dialogo con tutti i gruppi politici” ha detto lo stesso Barnier. Sotto i colpi delle opposizioni di sinistra e di estrema destra, che hanno votato compatte la sfiducia, il governo di Michel Barnier è caduto.

Sfiducia a tenaglia

La sfiducia è arrivata a tenaglia: dalla sinistra del Nouveau Front Populaire annunciata a prescindere fin dalla nascita del governo, e dall’estrema destra del Rassemblement National di Marine Le Pen, che il premier ha tentato di scongiurare fino all’ultimo. Un risultato annunciato che precipita la Francia nella crisi e nel caos finanziario, e pone ancora una volta il presidente Emmanuel Macron – del quale sia la France Insoumise sia il Rassemblement National di Marine Le Pen chiedono le dimissioni – in un vicolo cieco. Ai partiti che l’hanno voluto far cadere, il premier ha lanciato un messaggio pesante: “La gravità della situazione economica e la verità si imporranno a qualsiasi nuovo governo“.

Le Pen, nelle prime dichiarazioni, pur confermando l’idea secono cui  Macron dovrebbe dimettersi, ha anticipato che lascerà lavorare il nuovo premier ad una manovra finanziaria.

È la seconda volta nella Quinta repubblica che un esecutivo viene sfiduciato da un’alleanza delle opposizioni, talmente compatte nella manovra a tenaglia da non perdere per strada neppure un voto (331 i favorevoli alla mozione di censura della sinistra, ne bastavano 289). Per ritrovare il precedente bisogna risalire indietro di 62 anni, nel 1962, quando ad essere costretto alle dimissioni fu Georges Pompidou, futuro presidente della Repubblica.
Si apre dunque uno scenario di ulteriore incertezza in Francia, già fisiologicamente senza più una maggioranza assoluta da quando Emmanuel Macron ha sciolto il Parlamento il 9 giugno, la sera della sconfitta alle Europee. Un’incertezza politica ed economica che si propaga anche all’Europa, già alle prese con una Germania indebolita.
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