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2 anni agoon
The World of Banksy: the immersive experience arriva anche a Napoli. A partire da domani, 11 ottobre 2024, sarà possibile visitare l’esposizione di oltre 120 opere del misterioso street artist di Bristol.
Noi l’abbiamo vista in anteprima per voi: ecco cosa ne pensiamo.

L’identità di Banksy è segreta – dell’artista si sa solo che è nato a Bristol – e per questo in tanti cercano di scoprire chi si celi dietro le opere, spesso provocatorie e sempre emozionanti, dell’artista – ma non è questo l’argomento di questa mostra: cosa importa quale sia il vero nome di Banksy? L’unica cosa che lo definisce davvero sono due cose: la direzione del suo sguardo e le sue azioni.
“Forse sapete chi è Banksy.” ha detto ai giornalisti presenti all’anteprima Manu de Ros, il curatore della mostra “Oppure, forse conoscete qualcuno che conosce qualcuno, che conosce qualcuno, che conosce qualcuno… che conosce Banksy. Ma ci interessa davvero sapere chi sia Banksy? No, proprio no. Ci interessa trasmettere i messaggi di Banksy. Questo sì, che è importante.”

La mostra, che ha riscosso grande successo in città come Barcellona, Bruxelles, Budapest, Cracovia, Dubai, Lisbona, Milano, Parigi e Praga ed è stata visitata a oggi da oltre 2 milioni di persone, è un percorso che tocca tutti i temi più cari all’artista – questioni sociali, politiche, economiche, la critica al capitalismo, al consumismo, al conformismo, e all’autorità – e che permette ai visitatori di scoprire così la sua personalità.
Banksy è stato attivo in molti Stati – in Regno Unito, Francia, Canada, Stati Uniti, Australia, ma anche in Mali e in Palestina, nello specifico a Gaza, e, più di recente, in Ucraina – e la mostra, spiega Manu de Ros, curatore dell’esposizione, dà “l’opportunità di viaggiare con Banksy da un Paese all’altro senza lasciare questo edificio. E poiché la maggior parte delle opere non sono più visibili, diamo loro una seconda vita: è anche questo il concetto della mostra.”
Le opere esposte non sono soltanto murales, ma anche animazioni e installazioni artistiche.

Manu de Ros, il curatore della mostra.
Tra le installazioni esposte, una di quelle he che colpisce di più c’è certamente la riproduzione di The walled hotel. Quando Banksy si è recato in medio oriente, ha acquistato un edificio proprio di fronte il muro che separa Israele dalla Palestina – su cui, oltretutto, sono presenti diversi murales di Banksy. Proprio perché aprendo le finestre di questo hotel ci si trova di fronte al muro, all’ingresso è presente una scritta: “The worst wiew in the world” (la vista più brutta del mondo).
Nell’hotel, che possiede dieci camere in cui è possibile pernottare al costo di 250$ a notte, sono esposte diverse opere, non solo di Banksy ma anche di altri artisti.

Tra le altre installazioni, non si può non nominare L’elefante nella stanza che espone, letteralmente, un grosso elefante damascato al centro di un salotto. Con quest’opera, Banksy vuole esporre un problema gigantesco che non viene mai davvero affrontato: la fame nel mondo.
Su dei volantini presenti nella stanza, si legge anche una dichiarazione rilasciata da Banksy nel 2006: “There’s an elephant in the room. There’s a problem that we never talk about. The fact is that life isn’t gettin any fairer. 1.7 billion people have no access to clean drinking water. 20 billion people live below the poverty line. Every day hundreads of people are made to feel physically sick by morons at art shows telling them how bad the world is but never actually doing something about it. Anybody want a free glass of wine?” (C’è un elefante nella stanza. C’è un problema di cui non parliamo mai. Il fatto è che la vita non sta diventando più giusta. 1.7 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile. 20 miliardi di persone vivono sotto la soglia della povertà. Ogni giorno centinaia di persone vengono costrette a sentirsi fisicamente male da idioti che alle mostre d’arte dicono loro quanto sia brutto il mondo, ma senza mai fare qualcosa a riguardo. Qualcuno vuole un bicchiere di vino gratis?)
Nella stessa stanza è presente un mini-frigo su cui è possibile leggere la scritta: “I want to have my cake and eat it. And I want you to think I lost weight” (Voglio avere la mia torta e mangiarla. E voglio che tu pensi che io abbia perso peso). La contrapposizione dolorosa tra la parte del mondo che muore letteralmente di fame e quella più ricca, che spreca cibo di cui non ha bisogno, è evidente.

Nella mostra sono esposte anche delle opere modificate.
Banksy, infatti, nel corso della vita ha acquistato ai presso i mercatini delle pulci alcuni quadri e alcune riproduzioni di opere famose per modificarle. Attraverso il suo intervento, le tele assumono significati inediti, talvolta ironici e buffi – come Ufo – e in altri casi semplicemente amari.

Tra i murales sono presenti alcune delle opere più celebri di Banksy e anche due opere realizzate in Italia: una a Venezia, realizzata nel pieno dell’emergenza migratoria, che rappresenta una bambina immersa con le gambe nell’acqua. Il tema è uno dei più cari all’artista che, con i proventi derivanti dalla vendita delle sue opere, ha anche acquistato uno yatch, la nave Louise Michel, ex imbarcazione della marina francese lunga 30 metri, per convertirne l’uso: adesso, è una nave di salvataggio attiva nel Mediterraneo. La Louis Michel, e quindi indirettamente anche l’arte di Banksy, hanno salvato centinaia di vite.

L’altro murales Italiano viene proprio da Napoli. In Madonna Noc: la pistola Banksy sostituisce l’aureola tradizionale della Madonna con una pistola e, attraverso questa semplice operazione, espone la contraddizione, l’ironia di una città dove spesso coesistono la devozione religiosa e l’esposizione alla violenza.

La mostra, consigliata davvero a tutti, dagli appassionati di street art a chi è semplicemente incuriosito da Banksy, è visitabile fino al 4 maggio 2025 presso la Mostra d’Oltremare – Arena Flegrea Indoor – dalle 10:00 alle 19:00 (ultimo ingresso alle 18:00).

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