Published
4 anni agoon
By
Monica Vacca
Il ginecologo e Consigliere Comunale di Torino, Silvio Viale, ha deciso di avviare un’indagine per scoprire il livello di efficienza delle sale operatorie dei nosocomi della città nell’eseguire gli interventi cui devono essere sottoposte le donne inserite nelle preposte liste di attesa: oltre quattro anni e mezzo di attesa per un intervento di chirurgia ginecologica al Sant’Anna, è quanto emerso dalle statistiche. Come riportato da La Repubblica, dal calcolo sono escluse le urgenze e gli interventi oncologici, che seguono altri criteri di attesa.
“Un sistema dignitoso dovrebbe prevedere un’attesa di sei mesi, massimo un anno. Mi aspetto che vengano studiate delle strategie per affrontare una situazione insostenibile” ha tuonato Viale. Al Sant’Anna ci sono circa 3000 donne che hanno necessità di trattare patologie ginecologiche con interventi chirurgici, ma la capacità dell’ospedale di corso Spezia è di 650 ricoveri all’anno. Ciò vuol dire che sono necessari più di 4 anni e mezzo per smaltire le pazienti in coda.
Molto meno si attende invece al Mauriziano, dove tuttavia l’attività ginecologica è ridotta: circa 245 donne sono in attesa di un’operazione; quest’ultime, dato che le sale operatorie consentono 120 interventi all’anno, saranno smaltite nell’arco di 48 mesi.
“Per capire l’entità di un problema occorre partire dai numeri. Nel mio ruolo di Consigliere Comunale ho potuto chiedere i dati per quel che riguarda la città di Torino, ma sarebbe interessante che un lavoro simile venisse fatto anche per l’area metropolitana e la Regione. Anche perché, di fronte a una fotografia così sconfortante, è naturale che molte donne non attendano anni per un intervento, per quanto non urgente, e si rivolgano invece ad altri ospedali più lontani o al privato. Non solo: di fronte a liste chilometriche, spesso gli specialisti rinunciano a tecniche più raffinate di intervento, ma più lunghe, a favore di raschiamenti o altri interventi più rapidi” ha spiegato il ginecologo.
I dati raccolti dagli ospedali torinesi mostrano una fotografia allarmante della chirurgia. Se alle pazienti ginecologiche si sommano tutti gli altri interventi, si arriva a più di 30 mila pazienti in lista d’attesa.
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