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3 anni agoon
La premier Giorgia Meloni, Papa Francesco e il ministro Urso sono stati oggi ospiti della seconda e ultima giornata degli Stati Generali della Natalità, organizzata dalla Fondazione della natalità a presieduta a Gigi de Palo. Ecco cosa hanno detto.
Qualcuno parla di inverno demografico, altri addirittura di suicidio demografico – quel che è certo è che in Italia non si fanno figli: nel 2021 sono infatti nati solo 400.249 bambini – si parla di un crollo del 25% rispetto al 2011. Questa è un’edizione delle giornate degli Stati Generali della Natalità che suscita una polemica dopo l’altra: se ieri, infatti, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida aveva parlato di una fantomatica “etnia italiana” da tutelare, oggi Giorgia Meloni non è da meno e si scaglia contro la gestazione per altri.
“La natalità non è in vendita” dice infatti la premier dal palco “l’utero non si affitta e i figli non sono prodotti da banco che puoi scegliere e poi magari restituire”.
“Vogliamo restituire agli italiani” continua “un Paese in cui essere padri e madri sia un valore socialmente riconosciuto e non un fatto privato […] Dobbiamo andare oltre il qui e ora. La natalità è la priorità della nostra azione, affinché l’Italia torni ad avere speranza nel futuro […] perché i figli sono la prima pietra della costruzione di qualsiasi futuro”.
Anche il Papa rincara la dose, scagliandosi contro chi preferisce gli animali ai figli. “Una signora” racconta Bergoglio “mi si è avvicinata con una borsa, mostrandomi un cagnolino e dicendomi: ‘Me lo benedice il mio bambino?’ Io non ci ho visto più! L’ho sgridata e ho risposto: “Signora, tanti bambini hanno fame e lei col cagnolino”. […] Fratelli e sorelle” ha concluso “queste sono scene del presente, ma se le cose vanno così sarà l’abitudine del futuro”.
Il presidente del consiglio e il Papa si sono mostrati sulla stessa linea d’onda – a renderlo evidente anche la scelta dei colori della premier, in bianco come il Santo Padre – ma Bergoglio pronuncia anche delle parole che suonano un po’ come un rimbrotto al governo di Giorgia Meloni: “La natalità e l’accoglienza” dichiara “non vanno mai contrapposte, perché sono due facce della stessa medaglia”.
Presente oggi anche un altro esponente del governo, Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del made in Italy. Il discorso del ministro si è rivelato un ricordo nostalgico del periodo del boom economico italiano e una critica alle rivolte sessantottine.
“Eravamo il Paese leader in Europa per le natalità fino agli anni ‘60” ha detto Urso “e questo ha coinciso con il miracolo economico italiano. Il miracolo economico italiano è stato l’effetto della fiducia delle famiglie che avevamo e della natalità che hanno creato […] Poi c’è stata una frattura che faccio risalire alla cultura del ‘68, che ha avuto senza dubbio degli aspetti positivi ma che nel contempo ha anche disgregato.”
Tutta colpa del ‘68, secondo il ministro: questo sarebbe il motivo per cui gli italiani non fanno figli. Ma dalle ricerche effettuate negli ultimi anni è lampante che alla base del crollo delle nascite ci sono ben altre ragioni: in una ricerca commissionata da Plasmon e condotta da Community Research & Analysis sotto la direzione di Daniele Martini, i motivi principali per cui si sceglie di non avere figli sono relativi alla sfera economica, lavorativa e organizzativa. Sono gli italiani stessi a riferire che i costi, il lavoro precario e la carenza di servizi siano il motivo reale per cui oggi avere un bambino è così difficile – di certo non le rivoluzioni sessantottine o l’amore per gli animali. Mantenere un figlio, in Italia, costa mediamente 640 euro al mese.
Per le donne, poi, il discorso si complica: spesso, si tratta di scegliere tra l’avere figli o un lavoro ed è difficilissimo, in alcuni casi impossibile, avere e mantenere entrambi. Sono oltre 30.000 le donne con figli che nel corso del 2022 hanno rassegnato le dimissioni.
Una ricerca di Unipol Changes, realizzata da Kkien e che prende in considerazione le generazioni cosiddette “Millennials” e “Z”, abbatte anche lo stereotipo, sostenuto dalle fasce più anziane della popolazione, secondo cui i giovani, definiti offensivamente pigri, viziati e bamboccioni, non farebbero figli per non avere responsabilità: ben il 77% dei giovani che hanno partecipato a questa ricerca affermano di desiderare una famiglia e dei figli, ma di non poterli fare.
I motivi principali anche per questa ricerca sono l’instabilità economica e lavorativa, gli stipendi che non consentono di poter mantenere un figlio in Italia e la discriminazione che le donne spesso subiscono sul posto di lavoro quando hanno un figlio. Siamo, insomma, ben lontani da molte delle ragioni indicate dagli ospiti delle giornate per gli Stati Generali della Natalità.
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