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3 consigli che non ti aspetti per chi ama le storie

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Che tu sia un lettore o uno scrittore, un amante del cinema o dei fumetti una cosa è certa: ti piacciono le storie! La narrazione è una specie di magia, un processo alchemico in cui non contano soltanto gli ingredienti che compongono una storia, ma anche l’ambiente in cui cresce e si sviluppa.

Per questo, oggi non voglio parlarti di un romanzo: ti lascio invece tre proposte che, forse, ti offriranno una nuova prospettiva, un nuovo sguardo con cui osservare le storie che leggerai, che guarderai o che creerai tu stesso.

3 consigli che non ti aspetti per chi ama le storie

1. La crisi della narrazione

“Vivere è narrare.”

Gli esseri umani si sono sempre riuniti intorno a un fuoco per raccontarsi delle storie: la narrazione e l’ascolto per secoli hanno costituito un rito attraverso il quale si preservava il passato e si immaginava il futuro – la narrazione costruiva una comunità.

Ma in un un’epoca come la nostra, un purgatorio condannato all’eterno presente della notizia e dell’emergenza, un tempo dove tutto deve aderire alla realtà e non c’è più spazio per la fantasticheria, non ci sono più comunità, ma solo community – non individui, ma bacini di possibili clienti disposti a comprare storie spesso nate al solo scopo di essere vendute e ridotte a prodotti da consumare e gettare via. La narrazione si trasforma, così, in storytelling e le storie diventano solo merce, l’ennesimo strumento, ormai svuotato di senso, messo a servizio del profitto fine a se stesso.

Sebbene Byul-Chul Han, filosofo tedesco di origine coreana, in questo breve ma interessantissimo libro dipinga un quadro desolante, ci ricorda una cosa importante: raccontare, comunicare e condividere sono bisogni antichi e fondamentali dell’essere umano. Recuperare la narrazione, salvarla dall’oceano dello storytelling è possibile? Sì: a patto che lo si voglia davvero e che il nostro desiderio sia abbastanza forte.

 

2. Realismo Capitalista

“Qui persino il successo equivale al fallimento, perché avere successo significa soltanto che sei la carne di cui si nutre il sistema.”

Mark Fisher non ha bisogno di presentazioni e di certo nemmeno il suo pamphlet più famoso. Ma perché includere Realismo Capitalista all’interno di una rassegna di consigli dedicati a chi ama le storie? Perché, sebbene in questo saggio Fisher tocchi temi anche lontanissimi dalla narrazione, in realtà parla molto dell’arte e, di conseguenza, delle storie.

Il Capitale, ci dice Fisher (che proprio come lo storytelling di cui parlava Byul-Chul Han, non lascia spazio al sogno  e considera l’appiattimento sulla realtà una virtù) non cerca di costruire ponti tra le persone e ha come unico scopo quello di preservare se stesso e di ingrandirsi. In un mondo senza ideali dove quindi dominano il cinismo e la paura, non c’è spazio per il cambiamento, per l’inventiva e per la fantasia.

Anche l’arte, dunque, invece di proporre qualcosa di nuovo, si limita a imitare prodotti che hanno ottenuto un certo ritorno economico: le storie in un mondo come quello che descrive Fisher tenderanno a essere tutte uguali e facilmente digeribili – storie, ancora una volta, da vendere facilmente e consumare in fretta. Narrazioni e uomini esistono solo se riescono a ridurre se stessi a merce.

Siamo condannati a questo triste destino? Certo che no. Come ci dice Fisher stesso in una situazione  in cui sembra che nulla possa accadere, “tutto di colpo torna possibile”.

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3. Bojack Horseman

Il tenore dei primi due consigli potrebbe far apparire Bojack Horseman come un pesce fuor d’acqua (o come un cavallo in piscina). Cosa c’entra, con quel che stiamo dicendo, una serie animata che parla della depressione di un animale antropomorfo?

Non lasciarti ingannare dalle apparenza, perché dietro la superficie psichedelica, Bojack Horseman nasconde un nucleo non meno denso – mi azzardo a dirlo! – dei saggi di Fisher e di Byul-Chul Han. Sebbene il tema principale di Bojack Horseman sia indubbiamente la depressione, nella serie trovano spazio tantissimi altri argomenti – tra questi, anche il senso della narrazione e delle storie.

Il personaggio che più porta avanti questo tema è sicuramente Diane, che all’inizio della serie ci viene presentata come una ghostwriter e che, nel corso degli episodi, affronterà a più riprese il suo rapporto con la parola scritta.

Come sempre, non faccio spoiler – ma, passando tra editori, presentazioni e redazioni (pseudo)giornalistiche Diane si chiederà, a più riprese, qual è il senso di ciò che sta facendo: scrive per comunicare qualcosa? Perché ha una storia da raccontare? Perché l’arte dà senso a tutta la tristezza e le ingiustizie che siamo costretti ad attraversare? Ed è più importante ciò che si dice o quante persone lo leggono? Conta più la storia che si vuole raccontare o il mezzo che si usa per farlo?

Non ti dirò qual è la conclusione a cui arriva ma, che tu sia un lettore o uno scrittore, un amante del cinema o dei fumetti, se ami le storie ti consiglio di scoprirlo guardando, se non l’hai ancora fatto, Bojack Horseman.

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