La neonata venne ritrovata nel 1993 in un sacco della spazzatura a Long Island. Dopo 33 anni, grazie al Dna, si scopre che la colpevole fu la madre.
Cos’è successo?
La donna, oggi 55enne, che vive nello stato di New York ammette la sua colpevolezza e dichiara di aver ucciso la figlia perché non smetteva di piangere. Il caso era rimasto irrisolto; 33 anni fa la bambina è stata ritrovata sul ciglio della strada, durante le prime ore del mattino, e a segnalare il macabro ritrovamento furono gli addetti della manutenzione stradale.
Lo scorso anno la polizia ha deciso di riaprire il caso, mentre effettuavano una revisione di vecchi fascicoli di casi irrisolti, e, grazie a nuove tecniche investigative, sono riusciti a risalire alla colpevole, che ha confessato l’omicidio durante l’interrogatorio.
Denise Merker, questo è il nome della donna, aveva 22 anni quando ha dato alla luce la figlia, ma dice di non averla uccisa volontariamente: le aveva messo un fazzoletto in bocca perché non smetteva di piangere. Ecco la sua dichiarazione: “Ho fatto tutto io. Ho messo della carta assorbenti nella bocca della bambina perché stava piangendo“.
L’accusa mette in luce che la bambina è morta per soffocamento, per poi essere stata gettata in strada dentro il sacco della spazzatura, dove poi è stata ritrovata.
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