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Odissea // RECENSIONE

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L’Odissea di Christopher Nolan è finalmente il cinema. Il regista britannico riesce a dare dignità all’opera di Omero?

Odissea

Odissea – Il tempo, la mente e il destino

Quando è stato annunciato che Christopher Nolan avrebbe diretto una nuova trasposizione cinematografica dell’Odissea di Omero, il mondo del cinema ha trattenuto il fiato.

Trasportare il poema epico per eccellenza sul grande schermo è un’impresa titanica che ha già visto cadere illustri registi nel tranello del peplum superficiale o del polpettone mitologico privo di anima. Tuttavia, Nolan affronta la materia omerica nell’unico modo in cui sa farlo: decostruendola, riorganizzandola e piegando i grandi temi dell’antichità alle sue ossessioni stilistiche e narrative più viscerali — il tempo, la memoria, la gravità della perdita e la tenacia della mente umana.

Il risultato è un’opera monumentale, visivamente maestosa e narrativamente spiazzante, capace di rispettare lo spirito del mito classico pur trasformandolo in uno sci-fi/fantasy speculativo di rara potenza intellettuale.

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Una struttura narrativa tutta noloniana

Chi ci si approccia aspettandosi una sequenza lineare di mostri e battaglie rimarrà sorpreso. Nolan rifiuta la struttura classica della narrazione per abbracciare un montaggio alternato su tre piani temporali differenti, che richiamano la tripartizione dell’opera originale ma la spingono verso vertiginosi incastri narrativi:

  1. L’Isola (Presente): La prigionia psicologica di Odisseo su Ogigia con Calipso, vissuta in un tempo sospeso, dilatato e opprimente.
  2. Il Mare (Passato): Il racconto soggettivo delle peripezie — dalla terra dei Ciclopi alle Sirene —, trattato con una pittura visiva che oscilla tra l’incubo onirico e il realismo crudo.
  3. Itaca (Futuro): La lenta e inesorabile disgregazione della casa dell’eroe, dove Penelope e Telemaco lottano contro il tempo e l’arroganza dei Proci.

Come già fatto in Dunkirk e Inception, la dilatazione e la contrazione del tempo diventano il vero nemico dell’eroe. Dieci anni di viaggio non sono solo una misura geografica, ma una piaga psicologica: la distanza da Itaca si misura nel modo in cui i ricordi si corrompono e le percezioni si deformano.

Odissea, un mito reinterpretato

Nolan spoglia l’Odissea di ogni magia d’accatto. Gli dèi non sono figure antropomorfe che scendono dalle nuvole con fulmini e saette, ma forze della natura primordiali, impersonali, quasi cosmiche. Poseidone è la furia cieca dell’oceano e del caos; Atena è la scintilla dell’intuizione e dell’intelletto umano che guida la risoluzione dei problemi.
In questo contesto, la celebre Mētis omerica (l’astuzia) viene reinterpretata come puro pensiero scientifico e spirito di adattamento. L’Odisseo, interpretato con dolorosa intensità da Matt Damon, non è un guerriero invincibile dalla muscolatura scolpita, ma un ingegnere della sopravvivenza. L’episodio del Ciclope Polifemo, girato con un uso minimo di CGI e una predilezione per effetti pratici e prospettive forzate, diventa un thriller claustrofobico: un confronto spaventoso tra la brutale forza cieca e la fredda logica umana.
Ugualmente geniale è la gestione delle Sirene: non creatrici di canti fatati tradizionali, ma un fenomeno acustico e psicologico legato alle correnti e all’isolamento, capace di amplificare i traumi e i desideri più reconditi dei marinai, spingendoli alla follia.

Odissea

Estetica e Realismo Tecnico: L’Insuperabile Sensazione del Reale

Ciò che distingue questo adattamento da qualsiasi peplum del passato è la scelta visiva di Nolan. Girato interamente in formato 70mm IMAX, il film regala un’esperienza visiva di una nitidezza e di una grandiosità travolgenti. Il mare non è un fondale digitale piatto, ma una massa fisica cupa, minacciosa e tangibile che riempie lo schermo e fa sentire allo spettatore il sale sulla pelle e il legno delle navi che scricchiola sotto la pressione delle onde.
La colonna sonora, firmata da Ludwig Göransson, abbandona le classiche orchestrazioni epiche con ottoni e cori per abbracciare un sound design ossessivo, fatto di percussioni tribali, suoni metallici e frequenze basse che simulano il battito cardiaco e il respiro affannato dei naufraghi. Il suono del vento e dell’acqua si fonde con la musica, creando una tensione costante che non lascia tregua.

Il Ritorno e il Verdetto: Una Catarsi Violenta e Necessaria

Il terzo atto, dedicato alla vendetta contro i Proci e al ricongiungimento ad Itaca, è una lezione di regia. Nolan rinuncia allo spettacolarismo gratuito per mettere in scena una carneficina metodica, quasi tragica. La famosa prova dell’arco di Odisseo è girata con una tensione intollerabile, dove ogni movimento è calibrato al millimetro.
Il finale, tuttavia, non regala un facile lieto fine. Il ricongiungimento tra Odisseo e Penelope è carico di un affetto profondo ma segnato dall’invalicabile distanza degli anni trascorsi e dai traumi vissuti.

L’Odissea di Christopher Nolan è un trionfo cinematografico.

È un film che sfida lo spettatore, rispettandone l’intelligenza e regalandogli un’opera d’arte viscerale e complessa. Nolan è riuscito a dimostrare che i miti greci non sono reliquie polverose del passato, ma specchi ancora nitidi in cui riflettere le nostre paure più ancestrali. Un capolavoro moderno destinato a rimanere nella storia del cinema.

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