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Cronaca

Salva un bambino che annega nel lago e ora non ha un posto dove dormire

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È la drammatica e toccante storia di Hakim, un uomo di 45 anni di origine marocchina che nei giorni scorsi si è tuffato senza alcuna esitazione nelle acque del Lago di Como per salvare la vita a un bambino. Un gesto di profonda generosità che ha purtroppo lasciato il suo protagonista privo di lavoro e con il concreto rischio di finire a vivere in mezzo alla strada.

Cos’è successo?

Vedendo il piccolo ormai in balia delle forti correnti davanti alla zona del Tempio voltiano e sentendo le grida disperate della madre, Hakim ha scavalcato al volo un muretto e si è gettato in acqua. Nonostante non fosse affatto un nuotatore esperto, è riuscito a raggiungere con fatica il bambino, a trascinarlo verso la riva e a praticargli la respirazione bocca a bocca fino all’arrivo definitivo dei soccorritori sanitari. Nel concitato intervento, tuttavia, l‘uomo si è procurato una dolorosa e seria distorsione alla caviglia, ottenendo dai medici circa un mese e mezzo di prognosi stanziale.

Le conseguenze fisiche dell’infortunio si sono rivelate subito devastanti sul piano economico e personale. Essendo un lavoratore autonomo che vive facendo piccoli interventi quotidiani come idraulico, elettricista e tuttofare, lo stop forzato ha significato per lui l’impossibilità immediata di lavorare e di guadagnarsi da vivere. A questa complessa situazione si è aggiunta un’ulteriore e beffarda sventura: durante le fasi del salvataggio nel lago,  ha perso le chiavi di casa. Quelle chiavi non servivano soltanto per accendere il furgone con cui si sposta, ma gli permettevano di accedere al veicolo che rappresenta da tempo anche la sua unica abitazione.

Il futuro di Hakim

Senza i fondi necessari per pagare la sostituzione della serratura, l’uomo si è trovato improvvisamente bloccato all’esterno della sua dimora su ruote. Soltanto l’aiuto di un amico, che è riuscito a forzare la portiera, gli ha riaperto l’accesso al mezzo. La sua condizione resta comunque precaria: l’assicurazione del veicolo è in scadenza, la mobilità è ridotta per via della fasciatura e alcuni residenti chiedono la rimozione del mezzo.

Mentre si attende un intervento dai servizi sociali, la solidarietà di alcuni cittadini gli sta garantendo il supporto fondamentale.

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