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Le registrazioni della bodycam di uno dei poliziotti intervenuti durante il fermo di Abderrahim Fakir, morto a Bologna il 19 luglio, riportano frasi agghiaccianti pronunciate dagli agenti mentre l’uomo si trovava a terra. Tra quelle trascritte nella consulenza medico-legale figurano «Se schiatta ci divertiamo» e «C***o me ne frega a me». Le parole emergono dalla ricostruzione di quanto accaduto in via Svevo, nel quartiere Pilastro, durante un intervento terminato con il decesso dell’uomo.
Nella consulenza tecnica medico-legale sono state riportate le conversazioni registrate dalla telecamera indossata da uno dei due agenti. L’audio restituisce i momenti concitati dell’intervento, tra le difficoltà nell’immobilizzazione, le voci dei presenti e gli interventi dei soccorritori del 118.
Durante il fermo si sentirebbero anche frasi riferite alle condizioni di Fakir, tra cui la domanda «Voi non avete una siringa che lo faccia dormire?». In altri passaggi, mentre l’uomo continua a chiedere aiuto, emergono commenti che hanno suscitato forte indignazione. La registrazione documenterebbe inoltre una discussione tra i due poliziotti sulle modalità con cui procedere all’ammanettamento, mentre alcune persone presenti sul posto intervengono verbalmente.
Uno dei momenti centrali della ricostruzione riguarda le condizioni di Fakir mentre si trovava immobilizzato a terra. Alla domanda se stesse respirando, uno degli agenti avrebbe risposto in modo rassicurante: «Sì, sì, sta respirando». Poco dopo, un soccorritore del 118 si sarebbe avvicinato per verificare direttamente le condizioni dell’uomo, accorgendosi che era già incosciente.
Nel frattempo, dalle registrazioni emergerebbe anche una conversazione relativa a un presunto morso ricevuto da uno dei poliziotti. Alla domanda del collega, l’agente avrebbe risposto di essere stato morso a una gamba. Subito dopo, secondo le trascrizioni, si sentirebbe la frase «È schiattato, ah», seguita dalla risposta «C***o me ne frega a me». I due avrebbero poi continuato a discutere sulle modalità dell’intervento, mentre i sanitari constatavano l’arresto cardiaco.
Quando i soccorritori si rendono conto della gravità della situazione, parte la comunicazione via radio: «Paziente in arresto cardiaco, iniziamo la rianimazione». Il personale sanitario tenta quindi di rianimare Fakir per diversi minuti. In questa fase, secondo quanto riportato nella consulenza, uno degli agenti avrebbe pronunciato per due volte la frase «Se schiatta ci divertiamo».
Le parole, attribuite agli agenti sulla base delle registrazioni, costituiscono uno degli elementi più delicati emersi dalla ricostruzione dell’intervento. La loro presenza nell’audio non chiarisce, da sola, tutte le responsabilità relative alla morte dell’uomo, ma documenta il contenuto delle conversazioni avvenute durante i soccorsi.
Secondo quanto riportato nella consulenza medico-legale, Abderrahim Fakir sarebbe rimasto immobilizzato a terra per 6 minuti e 27 secondi. L’esame avrebbe individuato come causa del decesso un’insufficienza respiratoria acuta, riconducibile a tre concause. Tra queste figurerebbe anche lo schiacciamento meccanico esercitato durante l’immobilizzazione da parte degli agenti.
Nel corpo dell’uomo sarebbe stata inoltre rilevata la presenza di cocaina. Questo elemento rientra nel quadro medico-legale, ma non esclude di per sé il possibile contributo delle altre concause individuate nella consulenza.
Secondo le informazioni riportate nella ricostruzione, i due agenti intervenuti e i soccorritori del 118 non risultavano iscritti nel registro degli indagati, ma inseriti nel registro delle annotazioni preliminari in applicazione della normativa richiamata nel caso. La posizione procedurale indicata non equivale a un accertamento definitivo sulle responsabilità individuali. Saranno gli eventuali ulteriori approfondimenti investigativi e medico-legali a dover chiarire la dinamica completa del decesso e il ruolo delle diverse condotte.
Le registrazioni della bodycam, insieme alla consulenza medico-legale, rappresentano elementi importanti per ricostruire gli ultimi minuti di vita di Fakir. Resta centrale l’esigenza di accertare con precisione quanto accaduto durante il fermo e nei momenti immediatamente successivi, distinguendo i contenuti documentati dalle valutazioni sulle eventuali responsabilità.
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