TEL AVIV – L’esito delle elezioni di Midterm negli Stati Uniti provoca un vero e proprio terremoto politico in Medio Oriente, dove la sconfitta del fronte repubblicano legato a Donald Trump viene vissuta in Israele come un pesante contraccolpo istituzionale per il primo ministro Benjamin Netanyahu.
I principali media nazionali descrivono l’evento come un netto indebolimento dello status internazionale del Paese, prospettando un Congresso americano potenziale avversario della linea governativa di Tel Aviv. L’opposizione guidata da Yair Lapid e Yair Golan ha subito attaccato il premier, definendolo una figura isolata e accusandolo di mettere a rischio la sicurezza e la democrazia nazionale e di guidare Israele verso uno scontro aperto con il suo principale alleato storico.
La tensione politica ha raggiunto il picco nel giorno in cui il presidente Isaac Herzog ha ricevuto i risultati ufficiali e dato il via alle consultazioni solenni, in coincidenza con l’anniversario dell’assassinio di Yitzhak Rabin. Herzog ha condannato con fermezza le recenti dichiarazioni razziste indirizzate contro la comunità araba, finita al centro delle polemiche alimentate dal Likud su presunti brogli e condizionamenti del voto.
Nel frattempo, lo Shin Bet ha chiesto l’autorizzazione a interrogare quattro esponenti politici arabi della Knesset con l’accusa di presunte ingerenze e finanziamenti illeciti dall’Autorità Palestinese. L’iniziativa dell’intelligence ha scatenato la dura reazione delle opposizioni e del presidente della Commissione elettorale Noam Solberg, i quali denunciano il concreto pericolo di una delegittimazione democratica e il rischio di disordini nel Paese.