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Danilo Restivo e il caso Shin: nuovi dubbi su un terzo femminicidio

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Il nome di Danilo Restivo torna al centro delle indagini

Il caso di Danilo Restivo torna sotto i riflettori per un possibile collegamento con un terzo femminicidio nel Regno Unito. L’uomo, già condannato per due omicidi, sta scontando le pene in un carcere inglese: 30 anni per l’assassinio di Elisa Claps e 40 anni per quello di Heather Barnett.

A riaprire il dibattito è stata un’inchiesta della BBC che ha riportato l’attenzione sull’omicidio della studentessa sudcoreana Jong-Ok Shin, avvenuto nel 2002 a Bournemouth.

I due delitti per cui è stato condannato

La vicenda di Restivo affonda le radici nel 1993, quando a Potenza scomparve la sedicenne Elisa Claps. Il suo corpo fu ritrovato soltanto nel 2010 nel sottotetto di una chiesa, dopo 17 anni di mistero. Nel frattempo, Restivo si era trasferito in Inghilterra.

Nel 2002, a Bournemouth, fu uccisa Heather Barnett, sarta e madre di due figli, trovata morta nella sua abitazione. Le indagini portarono alla condanna definitiva di Restivo anche per questo delitto.

Il caso Jong-Ok Shin e la condanna di Omar Benguit

Il 2002 fu anche l’anno dell’omicidio di Jong-Ok Shin, conosciuta come Oki, studentessa sudcoreana accoltellata mentre rientrava a casa dopo una serata in un locale. Per quel delitto è stato arrestato e condannato nel 2005 Omar Benguit, già noto alle forze dell’ordine per precedenti legati a droga e aggressioni.

Secondo l’inchiesta della BBC, però, la condanna potrebbe essere frutto di un grave errore investigativo. Alcuni filmati di videosorveglianza e nuove analisi metterebbero in discussione la somiglianza tra Benguit e l’uomo ripreso nelle immagini, suggerendo invece possibili collegamenti con Restivo, inizialmente attenzionato e poi escluso dalle indagini.

Le presunte irregolarità nelle indagini

Il reportage britannico parla di testimonianze ritrattate, pressioni su almeno 13 testimoni e presunte forzature investigative da parte di alcuni membri della Dorset Police. Secondo la ricostruzione giornalistica, l’obiettivo sarebbe stato chiudere rapidamente un caso mediaticamente esplosivo, trascurando piste alternative.

Tra gli elementi contestati vi sarebbe anche la gestione di un potenziale alibi di Benguit, che – secondo l’inchiesta – non sarebbe stato adeguatamente approfondito.

Un dubbio già sollevato in un podcast italiano

Il possibile errore giudiziario non è un tema nuovo. Nel 2023, il giornalista Pablo Trincia ne aveva parlato nel podcast “Dove nessuno guarda”, prodotto da Sky Italia e Chora Media. In una delle puntate, Trincia si era recato a Bournemouth per approfondire il caso Shin, raccogliendo testimonianze e intervistando anche la sorella di Benguit.

Il lavoro del giornalista aveva già messo in luce incongruenze investigative e il fatto che diversi indizi, all’epoca, sembravano portare verso Restivo.

Un’ombra ancora aperta

Ad oggi, Danilo Restivo resta detenuto per i due omicidi per cui è stato condannato in via definitiva. Tuttavia, il caso Jong-Ok Shin continua a sollevare interrogativi, alimentando il dubbio che possa esserci stato un errore giudiziario e che la verità completa su quanto accaduto a Bournemouth nel 2002 non sia ancora emersa del tutto.

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